Lega Nord, Maroni eletto segretario ‘senza tutele’

roberto-maroniDopo 21 anni il Carroccio cambia leader. L’ex ministro dell’Interno eletto dagli 8mila militanti. Le lacrime di Bossi

 

ROMA – Umberto Bossi è in lacrime: ”Il bambino è tuo”. E Roberto Maroni, senza nascondere la propria commozione: ”Bossi per me è mio fratello e lo porterò sempre nel cuore. Ma da oggi parte una fase nuova”. Basterebbe questa immagine per sintetizzare la portata storica del momento.

Per la prima volta nella sua storia, la Lega Nord ha un leader diverso dal suo fondatore Umberto Bossi. Che volutamente, per sancire l’importanza del passaggio di consegne, sceglie di citare il racconto biblico di Re Salomone e del bambino conteso. Ora la sua creatura, il movimento che aveva fondato 21 anni fa, passa a Maroni, eletto segretario federale per acclamazione dagli 8 mila militanti riuniti in un pomeriggio torrido al Forum di Assago.

L’ex ministro dell’Interno parla per 50 minuti. Una premessa, la stessa ripetuta in diverse occasioni nei giorni scorsi: ”Sarò un segretario senza tutele, senza commissariamenti, senza ombre e con il coinvolgimento di tutti”. Poi il progetto: la Lega Nord, assicura, non cambia la sua identità. Anzi. L’obiettivo resta quello ”dell’indipendenza della Padania”. Lo sancisce l’articolo 1 dello Statuto che, promette Maroni, ”non si tocca”.

Dopodiché l’attualità politica: ”Il primo obiettivo è commissariare il governo Monti senza possibilità di reintegro”, dice il neosegretario senza escludere l’ipotesi di abbandonare il Parlamento. ”Via da Roma – spiega – significa via dalle poltrone e dalla Rai. Via da Roma significa che del problema delle alleanze chi se ne frega. Via da Roma significa via dai doppi incarichi, soprattutto all’interno della Lega”.

Nel suo lungo intervento, Maroni parla anche di politiche comunitarie: ”Non siamo contro l’Europa e contro l’euro. Siamo pronti a contribuire alla nuova Europa, altrimenti è meglio uscire dall’euro e poi succederà quello che deve succedere”.
Da Maroni, infine, un appello ai militanti: ”Sono a disposizione. Ho cominciato come militante e voglio che mi consideriate un semplice militante della Lega momentaneamente incaricato di un compito che fa tremar le vene nei polsi. Non sarà facile recuperare la fiducia di chi non ci vota più, ma io ci credo. Voglio che la Lega torni ad essere la potentissima”.

Dai toni polemici, invece, l’intervento di Bossi. Ora il capo assoluto è Maroni. E a lui, come ‘padre nobile’ della Lega, non resta che l’incarico di presidente a vita. Una sorta di passo laterale, quello del Senatur, messo con le spalle al muro dalle inchieste sullo scandalo dei rimborsi elettorali, sulle lauree in Albania, sulle somme di denaro distratte dalle casse del partito a favore di suo figlio Renzo e di altri familiari.

Il Senatur arriva con due ore di ritardo e, appena presa la parola, attacca: ”Siamo qui a congresso per l’attacco della magistratura. La Lega non ha rubato niente. I ladri sono a Roma. I farabutti sono i romani, non i padani”. Ma Bossi appare perplesso anche sul nuovo corso della Lega. Sospettoso al punto da esprimere dubbi sul nuovo statuto approvato dal congresso: ”Voglio vedere se mi avete fatto imbrogli”. E quando Luca Zaia lo rassicura, ”nessun imboglio, è stato votato all’unanimità”, Bossi risponde: ”Questo è già preoccupante”.

Ma è soprattutto la giornata di Maroni. Che nel giorno della finalissima di Euro 2012 tra Italia e Spagna garantisce: ”Mi metterò al lavoro già da stasera (ieri per chi legge, ndr), senza guardare la partita”.

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