Trasporti, in arrivo un altro venerdì nero

Sciopero_trasportiNel trasporto pubblico è ormai in vigore la ‘settimana corta’. Disagi ai cittadini e danni all’economia. E il 20 si ripete

ROMA – Si ricomincia con i “venerdì neri” e trasporti pubblici chiusi per sciopero. Venerdì prossimo, 6 luglio, a rischio bus e metro e protesta che si ripete tra 15 giorni, venerdì 20 luglio. Gli scioperi sono indetti dai maggiori sindacati di categoria e il caos è assicurato. In ballo il rinnovo del contratto, mentre al riparo sono le Ferrovie dello Stato Italiane e Trenord, che hanno firmato le intese per il proprio personale.

Venerdì prossimo sarà l’ottava giornata di protesta indetta dai sindacati nel solo 2012; all’elenco bisognerebbe poi aggiungere le varie proteste dei comitati di base o dei sindacati che non si muovono in sintonia con le organizzazioni maggiori.

Il risultato è che, nel trasporto pubblico, è ormai in vigore la “settimana corta”: i cittadini probabilmente ci hanno fatto l’abitudine, ma i disagi sono comunque notevolissimi, perché – a prescindere dalle adesioni – la chiusura delle metropolitane è pressoché assicurata (anche per effetto di una legislazione ottocentesca che chiude cancelli e scale mobili se non sono presenti tutti gli addetti previsti in organico) e per i bus di superficie il caos è inevitabile, con i pochi o molti mezzi in circolazione che non obbediscono a nessuna regola e lasciano gli utenti nell’indeterminatezza più assoluta. Probabilmente incalcolabili i danni all’economia, ma il fenomeno oramai si ripete con tale regolarità da lasciare stupiti per l’assenza totale di interventi da parte di qualsiasi soggetto coinvolto, al di là di qualche dichiarazione di maniera.

La situazione è talmente caotica che spesso ci si dimentica anche di spiegare le motivazioni: si sa che le categorie sono in agitazione per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto dal 2007. Ma sullo stato delle trattative, sui motivi del contrasto e sulle finalità che dovrebbe raggiungere l’azione di protesta non viene detto praticamente nulla: che cosa cambia dopo l’effettuazione dello sciopero? Lo stanco ripetersi del rito ogni quindici giorni suggerisce che le giornate di blocco provocano solo disagi ai cittadini, senza alcun risultato pratico: inoltre, quasi mai si conosce il numero effettivo delle adesioni, al di là della solita “guerra di cifre” con differenze abissali nei numeri comunicati dalle varie parti.

Il presidente della Commissione di Garanzia sugli scioperi, Roberto Alesse, sostiene che tutto avviene secondo le regole (l’intervallo minimo tra due scioperi previsto dalla legge è infatti di undici giorni), ma forse è il caso che anche le regole vengano aggiornate, trovando soprattutto livelli diversi dove operare il confronto e la conciliazione. Sullo sfondo, c’è il problema della drammatica carenza di risorse del settore del trasporto pubblico locale, che non riesce neanche a individuare le modalità attraverso cui finanziare la continuità dei servizi delle imprese.

Non è attraverso la ripetizione degli scioperi che si risolvono problemi di così grandi dimensioni, ma è altrettanto evidente che una soluzione va comunque individuata, trovando semmai un luogo e degli interlocutori che affrontino complessivamente il problema.

Nel frattempo, ci si prepara pazientemente ad un altro “venerdì nero” che ai cittadini riserverà anche il particolare godimento di attendere gli autobus che non arrivano sotto pensiline che quasi dappertutto non ci sono e con temperature che rischiano di essere tra le più elevate dell’anno….

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