Acea ancora in mezzo al guado

Acea_sliderAssemblea capitolina bloccata sulla vendita del 21% delle azioni di proprietà del Comune. Fermo al palo anche il bilancio

 

ROMA – Ancora una volta, l’ennesima, l’assemblea capitolina con il nuovo maxi emendamento, è stata aggiornata a domani per mancanza del numero legale mentre cresce come un soufflé il pacco di emendamenti dell’opposizione che ha superato oramai quota 30.000. Qualunque previsione sull’esito dello scontro finale è dunque assolutamente prematura.

Tuttavia la vicenda della vendita del 21% delle azioni Acea di proprietà del Comune (che complessivamente ne detiene il 51%) si è talmente “incarognita” in queste settimane che rischia oramai di tracimare su altri piani. Il principale è quello del bilancio comunale, ancora non approvato proprio perché in attesa di sapere se ci saranno o meno i 250 milioni dal ricavato della vendita. Sabato scorso comunque è scaduto il termine ordinario entro il quale il bilancio andava approvato. Con opportune motivazioni si potrà rimandare ancora la scadenza, ma il pericolo del commissariamento comincia a profilarsi all’orizzonte.

I veleni politici d’altronde non potevano non riflettersi sull’andamento del titolo Acea in Borsa. L’inseguirsi di notizie contraddittorie (oggi c’è l’accordo per cedere il pacchetto di azioni alla Cassa depositi e prestiti, domani si parla di cessione in due tranche, domani ancora forse la delibera 32 viene ritirata) non aiuta certo a stabilizzare le quotazioni del titolo che resta sull’otto volante: un giorno guadagna il 18% su voci incontrollate di acquisti in corso, il giorno dopo perde il 9% per ragioni altrettanto ignote. In ogni caso ieri, lunedì, l’azione Acea ha guadagnato l’1,19%.

Ma è il clima interno all’azienda che comincia a deteriorarsi. Le recenti dimissioni, peraltro annunciate, del direttore amministrazione, finanza e controllo, Giovanni Barberis, e del presidente di Acea distribuzione, Stefano Donnarumma, sono state immediatamente strumentalizzate e amplificate per gridare agli “insanabili contrasti” al vertice dell’azienda. Non sono note le motivazioni reali dei due dimissionari, ma le loro nuove destinazioni manageriali fanno pensare piuttosto a scelte personali dettate da ragioni squisitamente professionali.

Amplificando, amplificando, però, era inevitabile che si arrivasse alla vetta della catena di comando aziendale, insinuando che i rapporti fra il presidente Giancarlo Cremonesi e l’ad Marco Staderini si sarebbero fatti negli ultimi tempi “freddissimi”. Tanto che – contravvenendo per una volta alla regola andreottiana che ogni smentita è una notizia data due volte – la società ha sentito il bisogno-dovere di diramare una nota in cui si precisa che “i rapporti tra i due vertici societari sono, come sempre, ottimi ed improntati alla leale collaborazione e alla piena condivisione delle strategie aziendali”.

Ma non è solo l’opposizione ad avvelenare i pozzi di Roma Capitale. Anche all’interno della stessa maggioranza le tensioni si fanno sentire e, come è anche naturale, emergono posizioni in parte distinte. La più nota è quella espressa dalla corrente dei “gabbiani” che fa capo a Fabio Rampelli e Giorgia Meloni. Questi consiglieri, sfruttando anche la posizione del governo volta ad accelerare la dismissione delle partecipazioni degli enti locali, punterebbero a cedere, in una o due tanche, il 21% dell’Acea ad un fondo speciale della Cdp in via di costituzione. In questo modo, sostengono i “rampelliani”, si potrebbero prendere due piccioni con la stessa fava: incassare i soldi della vendita e mantenere salda la proprietà pubblica dell’acqua dei romani.

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