Fumo in Pronto Soccorso Umberto I, evacuati pazienti

Policlinico_Umberto_IInvasi sotterranei e reparti. Caldo manda in tilt impianto antincendio. Tunnel già al centro di polemiche


ROMA – Tanta paura ieri pomeriggio al Policlinico Umberto I, dove una coltre di fumo ha avvolto prima i sotterranei del Pronto Soccorso e poi l’intero stabile propagandosi anche in altri reparti del nosocomio romano.

L’intero Dipartimento di Emergenza è stato evacuato, gli accessi al 118 sospesi, mentre personale e pazienti sono scesi in strada per mettersi al sicuro. I vigili del fuoco in serata erano ancora al lavoro per individuare quali le cause esatte di quello che in un primo tempo sembrava essere stato un principio incendio ma che, a detta dei vertici del Policlinico, non trova riscontro dalla mancata presenza di fiamme.

Tra le possibili cause la più accreditata sembra essere quella di un malfunzionamento dell’impianto antincendio, andato forse in tilt a causa delle elevate temperature di questo rovente inizio d’estate. A fare un po’ di chiarezza ci pensa il direttore del Dea, Claudio Modini, riferendo di non aver visto fiamme, né di aver avuto notizie in merito da parte dei vigili del fuoco. “Il fumo – spiega – è dovuto in larga parte al funzionamento dell’impianto antincendio che sprigiona una sostanza, come fosse un aerosol, che serve proprio a domare eventuali incendi. Il fumo ha interessato anche le sale operatorie, dove per fortuna non c’era alcun intervento in corso”.

A smentire il principio d’incendio è anche il dg del Policlinico, Antonio Capparelli. “Non sono divampate fiamme – dice -. Il fumo è dovuto al sistema antincendio”. Sull’episodio è intervenuta anche la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che ha chiesto una relazione dettagliata su quanto accaduto, sottolineando che “il sistema di emergenza del Policlinico ha risposto in modo ottimale ed è stata garantita la massima tutela di operatori e pazienti”.

Ma proprio i pazienti hanno vissuto ore di paura, seduti sui muretti all’esterno del Dea, senza sapere di preciso cosa fosse accaduto. “Abbiamo avuto paura dopo aver visto il fumo, non sapevamo cosa stesse succedendo”, hanno raccontato. Tra loro anche una vecchietta su una sedia a rotelle, un signore con entrambi i polsi ingessati e la flebo ancora attaccata al braccio. Seduto in disparte c’era anche un ragazzo, ricoverato in chirurgia per i postumi di un incidente sullo scooter. “Una signora del reparto accanto si è accorta del fumo che stava uscendo dal Dea – racconta -. Io personalmente non ho avuto molta paura ma mia madre sì”. La donna accanto a lui rivolge lo sguardo alla finestra della stanza dove era ricoverato il figlio. “Mi sono davvero spaventata – ricorda – dopo l’incidente non ci voleva anche questa”.

L’unica cosa certa, al momento, è che il fumo è arrivato dai sotterranei, da quelle gallerie ipogee da tempo al centro di inchieste e polemiche. Intorno alle 17 la nube ha avvolto i tunnel rendendo l’aria irrespirabile, facendo scattare l’allarme.

Meno di un anno fa una relazione tecnica parlava di un alto rischio di esplosioni in alcune zone del Policlinico, tra le quali anche quella del Pronto soccorso. “Disporremo un’indagine interna – ha tuonato Capparelli -, attendiamo la relazione tecnica dei vigili del fuoco per capire cosa sta succedendo”. Quanto accaduto oggi riporta alla mente anche l’incendio che nel giugno del 2007 interessò i sotterranei del Policlinico, in cui rimasero intossicati tre infermieri.

POLICLINICO UMBERTO I, TUNNEL DA ANNI NELLE POLEMICHE – Tre chilometri di labirinto sotterraneo, 18 milioni spesi per la ristrutturazione, anni di polemiche e di inchieste per violazioni igienico-sanitarie e di prevenzione infortuni. E’ la tormentosa storia delle gallerie ipogee del Policlinico Umberto I di Roma. Una realtà di importanza fondamentale per il nosocomio, che mette in comunicazione sottoterra i reparti di una delle realtà ospedaliere più importanti d’Europa, anche per dimensioni.

Una storia, quella delle gallerie ipogee, che è anche giudiziaria, come provano le ultime due inchieste che sono state aperte, una sulle presunte irregolarità subordinate alla gara di appalto dei lavori, e l’altra sulla sicurezza dei tunnel. Uno dei nodi, infatti, è quello della vicinanza delle tubature dei gas medicali con quelli del vapore e dell’elettricità, ma anche su una realizzazione diversa da quanto previsto dal progetto iniziale. Tutti fattori che hanno spinto i sindacati a gridare all’allarme, rivolgendosi alla Procura. Vicende che hanno portato la procura a mettere i sigilli a parte dei tunnel.

La ristrutturazione delle gallerie, più volte al centro di inchieste giornalistiche, viene ripresa in mano nel 2006 dalla Regione, con un piano di recupero milionario e avviata nel 2007. Già nell’estate del 2008 viene completata una prima fase della ristrutturazione, proseguita negli anni successivi, non senza polemiche. Da lì si sono susseguiti sopralluoghi bipartisan da parte della politica locale, ultimo dei quali quello dello scorso 13 ottobre 2011 da parte della governatrice Renata Polverini.

Potrebbero interessarti anche