Giochi, per la prima volta in 10 anni cala la spesa

giochipokeronlineCon la crisi gli italiani spendono meno. 8,97 miliardi nel primo semestre 2012 a fronte dei 9,15 del 2011

 

ROMA – “Più c’è crisi, più la gente gioca”. E’ il luogo comune che ha accompagnato la crescita del mondo dei giochi nell’ultimo decennio. Un adagio poco realistico in realtà, perché il passaggio della raccolta dai 15,5 miliardi di euro del 2003 ai quasi 80 del 2011 ha attraversato fasi del Paese certamente migliori di quella attuale – e comunque alterne – sempre al ritmo di una crescita costante. Sottrazione al gioco illegale e nuovi prodotti, gli indici di maggior sviluppo del settore, con quel luogo comune sempre in agguato: “Più c’è crisi, più la gente gioca”.

Ora però, non c’è più neanche questa cartina tornasole, l’ultima di un Paese che dal commercio alla disoccupazione giovanile, dal mercato dell’auto a quello immobiliare, versa in condizioni economico-finanziarie drammatiche. Per la prima volta infatti dopo dieci anni, riferisce Agipronews, gli italiani spendono meno per giocare. Per l’esattezza, 8,97 miliardi nel primo semestre 2012 a fronte dei 9,15 dello stesso periodo del 2011, il 2% in meno.

Giochi_primo_semestre_2012

Non inganni, l’aumento degli incassi lordi: 44.7 miliardi contro i 36,4 dello scorso anno. Sono dati, questi, gonfiati a dismisura da meccanismi di conteggio fuorvianti introdotti dall’esordio dei casinò on line e del poker cash. Si chiama “effetto del ri-gioco”. Il “contatore” della raccolta, cioè, registra i movimenti del tavolo anche se i soldi sono sempre gli stessi. Per intendersi: giocando un solo euro vincendo e perdendo 20 volte la stessa cifra, il contatore registrerà 20 euro e non uno solo, come dovrebbe essere. Il secondo fattore “fuorviante” tra spesa reale e incassi lordi, riguarda le alte percentuali di vincita. Con poker cash e casinò si arriva addirittura al 97%: ogni 100 euro se ne vincono 97, un calcolo che ha effetto anche sugli introiti erariali, in calo rispetto agli anni passati. Su poker cash e casino games,in realtà, sono stati spesi complessivamente 187 milioni di euro a fronte di una raccolta “gonfiata” di 6,6 miliardi.

I gusti degli italiani stanno anche cambiando: in calo sono i giochi più tradizionali, mentre la variazione percentuale della spesa evidenzia un unico segno più – senza contare il dato di poker cash e casino games, non presenti nella prima parte del 2011 – con le Videolotteries che toccano 1,2 miliardi e portano gli apparecchi da intrattenimento al +8,6% nonostante la spesa nelle New Slot sia diminuita del 7,5% (da 3,8 a 3,5 miliardi). Scende in maniera generalizzata anche la spesa su giochi a base ippica e sportiva (rispettivamente -32,8% e -19,7%), Lotto (-19,8%) e Superenalotto (-19,4%), bingo (-11,8%) e Gratta&Vinci (-2,2%). Ovvio quindi che stia già lampeggiando la lampadina rossa dell’allarme per le entrate erariali: nel primo semestre 2012 si sono già persi oltre 400 milioni di euro (dai 4,5 miliardi del 2011 ai 4,1 miliardi dell’anno in corso), un calo pari al 9%. Il dato si spiega con la minima quota percentuale assegnata all’Erario dai giochi che hanno registrato la maggiore crescita (poker cash, casino games e Vlt, che insieme non arrivano a 460 milioni), mentre sono venute meno le entrate di giochi con una percentuale maggiore.

“La diminuzione delle entrate erariali è frutto delle scelte strategiche compiute – spiega Guido Marino, amministratore unico della società di consulenza MAG, uno dei massimi esperti del settore – da anni le preferenze dei giocatori vanno sui giochi a bassa imposizione perché più convenienti; la crescita delle entrate erariali degli anni passati era dovuta alla sottrazione di gioco agli operatori non autorizzati. Cessata questa spinta è iniziato il calo delle entrate erariali”.

Le previsioni per fine anno non lasciano intravedere segnali di ripresa: la perdita secca per l’Erario potrebbe sfiorare il miliardo di euro rispetto all’anno scorso.

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