Mancano ancora tanti documenti nell’ “armadio della vergogna”

ss_tedescheI senatori del Pd riaprono il capitolo delle stragi nazifasciste. La Germania non collabora

 

ROMA – In un’interrogazioni orale con carattere d’urgenza, l’intero gruppo Pd del Senato ha chiesto ai Ministri della giustizia, degli affari esteri e della difesa di sapere quali e quante stragi nazifasciste siano ancora sepolte impunite nell’ “armadio della vergogna”e cosa intenda fare il governo per sollecitare la collaborazione di un paese amico, come la Germania. Sicuramente ieri Mario Monti si sarà guardato bene dal parlare di quest’infamia con Angela Merkel.

Resta il fatto che a 70 anni da quegli eccidi efferati che causarono al nostro Paese almeno 15.000 vittime accertate ed altrettante neppure finite in quell’ “armadio” (Massa Lombarda, Saonara, Trasaghis, Bologna, Arezzo, Onna, eccetera) restano ancora sul tavolo dei rapporti italo-tedeschi diversi problemi irrisolti, come quello dei mancati risarcimenti per le vittime italiane delle stragi nazifasciste, o quello relativo alla mancata esecuzione delle pene dell’ergastolo inflitte da tribunali militari italiani ad oltre venti cittadini stranieri, ex militari tedeschi, residenti all’estero. Su tutto questo la Germania non solo non ha mai collaborato, ma non ha neppure mai risposto e in qualche caso si è limitata a comunicare che non si poteva ottemperare dato che si trattava di processi (quelli italiani) celebrati in contumacia.

A fine 2010 gli ergastolani condannati con sentenza definitiva dai tribunali militari italiani erano 21. Nel frattempo ne sono morti 6. I procuratori militari italiani che hanno condotto inchieste assai difficili, anche ovviamente per il tempo trascorso hanno compiuto tutti gli atti necessari attraverso Interpol e i rituali canali ministeriali per ottenere l’esecuzione della pena. Il procuratore generale militare presso la Corte d’appello, Fabrizio Fabretti, si è rivolto ripetutamente al Ministro della difesa pro tempore, chiedendo un intervento del Governo per questa situazione paradossale. Nemmeno lui, però, è riuscito ad avere un qualche contributo dalla repubblica tedesca.

Per questi motivi, gli interroganti si rivolgono ancora una volta ai ministri competenti per sapere “quanti e quali dei provvedimenti restrittivi della libertà personale risultino essere stati trasmessi all’autorità tedesca e quale risulti essere stata la sua risposta”.

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