La Cassazione decide su una maxi pensione

magistrati-slider496mila euro all’anno dimezzati in una sentenza di appello. L’interessato fa ricorso in Cassazione

 

ROMA – Nella spending review messa a punto dal duo Monti-Bondi qualsiasi tentativo di mettere un tetto ai compensi stellari di alcuni grand commis o di colpire privilegi scandalosi è fallito prima ancora di vedere la luce. E quindi sotto la mannaia dei tagliatori di teste sono rimasti i soliti “donatori di sangue” alla patria.

Mentre c’è chi quest’anno farà ancora più fatica ad arrivare alla fine del mese, la Corte di Cassazione dopodomani, mercoledì, si occuperà delle “tristi” vicende legate alla pensione di un certo signor Felice Crosta. A costui nel 2006 venne conferito dall’allora presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro l’incarico di responsabile dell’Agenzia dei rifiuti, con un compenso annuo di 406.000 mila euro. Ma dopo appena cinque mesi il Crosta venne “collocato a riposo” con una pensione di 496.130 euro all’anno (41.600 al mese, ovvero 1.369 euro al giorno, quanto guadagna un operaio specializzato o un impiegato di medio livello ogni mese).

La vicenda non poteva non richiamare l’attenzione della Corte dei Conti, la quale tuttavia nel 2010 non solo gli dà ragione, ma gli riconosce anche circa 1 milione e mezzo di arretrati. Mentre dunque Crosta continua a percepire la sua pensione d’oro, nel dicembre scorso “la sentenza d’appello ha parzialmente riconosciuto l’abnormità dell’elargizione, procedendo di conseguenza a poco più che dimezzare l’appannaggio monstre, fermandolo a ‘soli’ 227mila euro l’anno”.

Sembrava tutto rientrato in una (sontuosa) dimensione di normalità, senonchè si scopre che nella commissione d’appello era presente anche un membro che non doveva esserci. Sentenza dunque annullata e ricorso del ricco pensionato che ha richiesto e ottenuto il giudizio della Cassazione che, come detto in apertura, si pronuncerà dopodomani. Si spera che almeno i supremi giudici facciano un’equa review di medioevali privilegi.

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