Per scongiurare lo spezzatino di Cinecittà

Cinecitta_slider_bisGli Studios presentano il piano di riorganizzazione degli stabilimenti. I lavoratori proseguono lo sciopero


ROMA – I destini di Cinecittà si giocano oramai su un terreno di duro scontro tra gli azionisti degli Studios (Luigi Abete, Diego e Andrea Della Valle, Aurelio De Laurentiis) che hanno presentato un vasto piano di riorganizzazione della produzione, e i dipendenti della storica location cinematografica romana che si oppongono ferocemente ad una ristrutturazione che assomiglia tanto, secondo loro, ad una sostanziale liquidazione degli stabilimenti.

Il muro contro muro, come si ricorderà, era esploso all’inizio dell’anno con il mancato pagamento da parte degli Studios della rata semestrale di 1,5 milioni di euro alla società pubblica Cinecittà Luce Spa, proprietaria dell’intero complesso. Il motivo della contestazione, secondo gli “abetini”, consisteva nella “non conformità degli immobili e nelle condizioni di vetustà degli stessi che non rendevano più accettabile il costo degli ingentissimi canoni di locazione per immobili non adatti”. Il concessionario chiedeva quindi di aprire un tavolo di trattativa per rinegoziare il contratto.

Cinecittà Luce contestò punto per punto quei rilievi, rimproverando anzi la mancata consegna della fideiussione a garanzia dei pagamenti e soprattutto la macroscopica differenza tra gli investimenti promessi contrattualmente nel 2009 da Cinecittà Studios (5 miliardi di euro) e quelli effettivamente realizzati (800 mila euro).

La verità è che quelle schermaglie nascondevano una grande difficoltà economica dell’azienda che, dopo alcuni exploit cinematografici, come Gangs of New York o Habemus Papam, si trova da tempo alle prese con un portafoglio ordini sempre più esiguo e una crisi del settore ormai conclamata, aggravata, pare, da una gestione di modesta qualità imprenditoriale.

Si arriva così allo scontro diretto di questi giorni con il concessionario che presenta, con grandi paginate a pagamento, i piani di un fantastico “hub cinematografico” e i sindacati che ci vedono solo il maldestro tentativo di fare della “città del cinema” un baraccone di intrattenimento e una colossale operazione immobiliare.

In effetti il piano di privatizzazione elaborato da Cinecittà Studios presenta molti punti di dubbia finalità, a cominciare dalla cessione della post-produzione cinematografica alla privata Deluxe, convertendo gli studi di post produzione in un complesso turistico in piena regola, con il trasferimento di circa 50 unità sulla Pontina e alcuni licenziamenti. Il settore dei mezzi tecnici di ripresa verrebbe di fatto conferito alla Panalight (Panasonic Italia), mentre le costruzioni cinematografiche diverranno un’azienda autonoma “Cinecittà allestimenti e tematizzazioni”.

Sul versante scivoloso della speculazione immobiliare, l’azienda mette le mani avanti affermando che “l’area interna agli Studios è un bene storico vincolato e inviolabile, mentre nelle aree limitrofe, sgombere e abbandonate saranno realizzati un grande teatro di posa digitale, attrezzerie, uffici e attività di accoglienza”.

Di tutt’altro avviso sono i dipendenti di Cinecittà che da settimane hanno occupato l’intera area e iniziato uno sciopero della fame ad oltranza. Sindacati, organizzazioni culturali, forze politiche di diversi colori appoggiano con decisione la protesta e chiedono al governo di intervenire per salvare la missione storica di Cinecittà: fare cinema. Tutto il resto è nulla.
Così in una recente mozione firmata dai deputati Morassut, Rampelli e altri, si impegna il Governo
“ad operare affinché il polo degli stabilimenti di Cinecittà, dell’Istituto Luce e del Centro sperimentale di cinematografia restino destinati alle loro originarie funzioni di produzione, tutela e formazione del prodotto cinematografico e audiovisivo; a disporre del patrimonio immobiliare pubblico in funzione delle finalità industriali e culturali per le quali sono sorti; ad impegnare, d’intesa con gli enti locali competenti in materia urbanistico edilizia, le aree residue del compendio storico di Cinecittà allo sviluppo delle attività produttive e industriali proprie di Cinecittà, evitando il rischio di impropri utilizzi a fini di valorizzazione commerciale non connessi al rilancio del polo cinematografico più importante d’Italia e di Europa; ad assumere iniziative volte a prevedere adeguate risorse per il rilancio del polo di Cinecittà-Istituto Luce, Centro sperimentale di cinematografia a tenere conto del fatto che, in relazione agli eventi da prevedere e grazie alle enormi potenzialità e peculiarità offerte da questa struttura, sarebbe opportuno programmare la realizzazione del festival del cinema di Roma proprio all’interno del complesso di Cinecittà”.

E l’arbitro dell’intera vicenda, il governo, tirato in ballo da tutte le parti, che fa, sta alla finestra? Oggi nel pomeriggio è prevista finalmente una riunione a via del Collegio Romano da cui si attendono prese di posizione non pilatesche.

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