Quinto conto energia, arriva la sonora bocciatura di Assosolare

Pannelli_fotovoltaici_sliderSecondo l’associazione il decreto sugli incentivi per il fotovoltaico è unicamente punitivo

 

ROMA – Sui due decreti ministeriali che definiscono i nuovi incentivi per il fotovoltaico (cd. quinto Conto energia) e per le altre fonti rinnovabili non fotovoltaiche (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas), arrivano i primi pareri delle associazioni di categoria.

Mentre la nota del ministero parla di “importanti modifiche migliorative che hanno tenuto conto dei pareri dell’Autorità per l’energia e della Conferenza Unificata, di specifiche mozioni parlamentari e di suggerimenti di associazioni di categoria”, proprio quest’ultime puntano il dito sul provvedimento  giudicato unicamente ‘punitivo’. “Ancora una volta, sottolinea l’associazione di punta delle imprese  fotovoltaiche, Assosolare, il sistema paese rinuncia ad una politica energetica e non valorizza una filiera industriale”. Secondo Assosolare, il settore fotovoltaico, rimasto palesemente inascoltato, riponeva le ultime speranze nell’accoglimento delle richieste avanzate dalle Regioni. Ma paradossalmente da queste sembrano essere scaturiti aggiustamenti peggiorativi anche rispetto alle bozze circolate lo scorso aprile.

In primis naturalmente le tariffe, ulteriormente ridotte. Gli operatori si troveranno così ad affrontare una decurtazione del 50% rispetto a quanto si prospettava con il Quarto Conto Energia che sarebbe dovuto rimanere valido sino al 2014.

Ma il problema per la filiera industriale delle rinnovabili non si ferma qui. Basta leggere le regole di accesso alle tariffe con il Registro obbligatorio per impianti di potenza superiore ai 12 kW, per capire che le intenzioni “di semplificazione” burocratica, espresse nel decreto, risultano ampiamente smentite. Il GSE sarà nuovamente sommerso da migliaia di richieste per piccoli impianti: tutto il settore delle piccole e medie aziende, che stavano valutando la realizzazione di un impianto o di valorizzare le proprie coperture, si troveranno ben poche banche disposte a finanziarle.

L’intera struttura del provvedimento genera inoltre incertezza sul risultato finale: accesso e dimensione delle tariffe. Gli impianti cioè si potranno realizzare con capitali propri, ma il debito bancario dovrà aspettare la firma della Convenzione con il GSE con le tempistiche conseguenti: ma questo sarà l’unico modo per avere certezza dei ricavi futuri.

Capitolo a parte meritano le norme per i grandi impianti. In particolare per quelli di potenza superiore ad 1 MW una “grid parity obbligata” con la scelta di ricavare il corrispondente valore del “prezzo zonale orario” al posto della tariffa onnicomprensiva dal GSE, soprattutto nelle regioni del sud. Una norma che vedrà ulteriormente appesantito il GSE (che tra l’altro riceverà un contributo dai soggetti promotori che faranno richiesta di iscrizione al Registro) e che creerà ulteriore incertezza nella pur bassa redditività degli investimenti.

Se si fosse voluto favorire lo sviluppo di un mercato senza incentivi, si doveva necessariamente accompagnare queste misure con una profonda ristrutturazione del mercato elettrico italiano, riconoscendo per tempo che è in atto una profonda trasformazione per effetto dello sviluppo sia del fotovoltaico che delle altre fonti energetiche rinnovabili.

In un momento di generale crisi, non ci si aspettava un provvedimento unicamente “punitivo”, ma un “riequilibrio” sul fronte del sostegno a soluzioni innovative nel settore dell’accumulo e della programmabilità degli impianti fotovoltaici, più volte richiesto non solo da Assosolare nel passato.

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