Comincia a prendere forma la nuova Rai

Tarantola_aperturaIl presidente Tarantola e il dg Gubitosi si insediano a viale Mazzini. Partita la corsa nei posti chiave dell’azienda

 

ROMA – “Nell’immediato il nostro compito è di individuare con chiarezza e tempestività le azioni da intraprendere, di risolvere in modo strutturale e duraturo i problemi economico/finanziari dell’azienda mettendo ordine nei conti, dal lato dei costi e dei ricavi perché senza risorse la Rai non ha futuro”. Lo ha detto Anna Maria Tarantola nel primo consiglio di amministrazione a cui ha partecipato in veste di presidente della Rai. Lo stesso cda ha indicato come nuovo direttore generale Luigi Gubitosi con un voto all’unanimità. La nomina sarà formalizzata con un passaggio in assemblea oggi stesso e poi di nuovo in cda per la votazione definitiva.

L’ex direttore generale della Banca d’Italia promette di non perdere tempo in convenevoli ma di passare subito ad affrontare i problemi aperti della tv pubblica da tutti i punti di vista, sia da quello editoriale che da quello finanziario e industriale. A questo punto infatti, con il nuovo vertice della tv pubblica al completo, già domani è convocato un nuovo cda, con all’ordine del giorno la discussione sul conferimento delle deleghe al presidente. Tema molto caldo, che ha già sollevato aspre polemiche, ma che potrebbe alla fine essere risolto rimanendo nell’ambito dello statuto Rai, evitando quindi modifiche allo statuto stesso.

Se così fosse, sarà ancora il consiglio di amministrazione a gestire la partita delle nomine per telegiornali, canali, fiction, cinema e intrattenimento. E infatti su questo fronte – il preferito da sempre dai “raiologi” – si è già scatenato il toto organigramma. Per esempio Lorenza Lei, disarcionata dalla direzione generale, viene data come probabile responsabile di Rai Uno, spostando eventualmente Mauro Mazza, che ha perso un po’ di punti nello share interno, a Raifiction. Ma l’attenzione, come sempre, si focalizza soprattutto sull’ammiraglia dell’azienda, il Tg1. In pole position per occupare la poltrona di Alberto Maccari da qualche settimana viene data Lilli Gruber in grado, secondo i suoi supporter, di rendere la testata meno legata ai partiti. E se agli occhi del presidente del Consiglio le sue quotazioni sono salite ancora dopo la sua apparizione all’ultima riunione del circolo Bildenberg, la lista degli altri concorrenti al Tg1 è lunga e nutrita. Insidiano infatti la Gruber l’editorialista del Corriere della Sera, Massimo Franco, il direttore del Il Messaggero, Mario Orfei, e il numero uno dei Gr, Antonio Preziosi.

Comunque, siamo solo agli inizi della giostra. Quel che è certo è che da giovedì Tarantola e Gubitosi saranno al lavoro e l’intenzione non è certo quella di passare un’estate di ferie. Presidente e dg saranno da subito al lavoro fianco a fianco per mettere mano non soltanto ai conti ma anche all’aspetto editoriale. Non a caso nel giorno del suo insediamento Tarantola ha spiegato che “nell’affrontare questo impegnativo e delicato incarico ho ben presente la speciale natura dell’azienda Rai che le viene dall’essere anche servizio pubblico, condizione questa che richiede una particolare cura alla qualità del prodotto, alle competenze, alla cultura. Intendo esercitare tale mandato con equilibrio, indipendenza e trasparenza”. Quasi a dire, a tutti coloro che per più di un mese hanno identificato il suo mandato con il risanamento dei conti, che lei non dimentica l’aspetto del prodotto.

Nell’immediato comunque a preoccupare è soprattutto il calo degli introiti pubblicitari che, nonostante il buon andamento di giugno legato agli Europei di calcio, potrebbe portare a un passivo nel bilancio di fine anno, secondo le ultime proiezioni, intorno ai 60-100 milioni di euro con una raccolta complessiva per il 2012 sotto i 900 milioni. Per recuperare il gap servirà una manovra correttiva, ma non è escluso che il piano di risanamento del nuovo vertice risulti più incisivo e punti ad intervenire anche sull’indebitamento di 300 milioni della tv pubblica. Le vie da percorrere non sono molte. Da un lato infatti si pensa di cedere alla Cdp beni immobili e Raiway (terreni e antenne) con un ricavato stimato intorno ai 600 milioni di euro. Dall’altro lato c’è la cronica evasione del canone che pesa per un importo più o meno equivalente.

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