Sequestrato l’allevamento di beagle di ‘Green Hill’

beagleOperazione della Forestale contro l’azienda che alleva cani per i laboratori di vivisezione. Tre persone indagate

 

ROMA – ”Sono ancora in corso e andranno avanti per diverse ore” le operazioni di sequestro dell’allevamento Green Hill di Montichiari (Brescia). Tre persone sono indagate in concorso fra loro per il reato di maltrattamento di animali. Il Corpo Forestale, che da questa mattina sta eseguendo il sequestro della struttura, precisa che ”non si conosce ancora l’entità numerica dei cani beagle sequestrati in quanto la struttura da ispezionare e’ molto vasta. I cuccioli di beagle non potranno comunque uscire dall’azienda”.

I rappresentanti della Green Hill ”sono stati nominati custodi giudiziari insieme al sindaco della cittadina lombarda e alla locale Asl. Essi avranno l’obbligo di cura e alimentazione degli animali”.

Green Hill 2001 è uno stabilimento allevatore di cani situato a Montichiari (Brescia) che alleva beagle destinati ai laboratori di tutta Europa. Il numero di animali presenti all’interno dello stabulario è di circa 2.700 tra fattrici e cuccioli.
La struttura è composta da 5 capannoni nei quali, secondo la Lega Antivivisezione (Lav) “le condizioni di mantenimento degli animali non soddisfano le necessità etologiche e fisiche degli animali”.

“I beagle” denuncia la Lav, “vengono allevati in massa e cresciuti senza vedere la luce del sole o poter passeggiare all’ aria aperta, mantenuti all’ interno di gabbie di dimensioni esigue, dalle quali escono solo al momento di essere trasferiti presso la loro destinazione finale: il laboratorio.

Da alcuni anni Green Hill è di proprietà di un’azienda americana, la Marshall Farm Inc, il più grande “produttore” di cani da laboratorio ed è l’ultimo stabilimento allevatore di cani da sperimentazione in Italia.

”Grazie agli atti presentati da Lav e Legambiente – sottolinea Gianluca Felicetti, presidente della Lav – è stata finalmente riaperta l’inchiesta giudiziaria sulle modalita’ di detenzione degli animali nella megastruttura. Ci auguriamo -aggiunge- che gli accertamenti in corso, disposti dalla Procura, possano fare luce, definitivamente, sulle reali condizioni di vita degli animali rinchiusi nei padiglioni della struttura in attesa della spedizione verso gli ‘ acquirenti’, e sull’impossibilità di Green Hill di garantire il rispetto delle necessità fisiche e comportamentali dei cani, visti i numeri enormi di cui si parla”.

”Speriamo che questi nuovi sviluppi -afferma Michela Kuan, biologa, responsabile Lav settore vivisezione- mostrino chiaramente gli orrori della vivisezione e portino in primo piano le ragioni scientifiche ed etiche di chi la combatte, un atto importante in un contesto finora considerato intoccabile come la sperimentazione animale”.

Purtroppo, fa notare la Lav, né l’attuale legge nazionale né la direttiva europea pongono reali vincoli al ricorso agli animali, quasi 900mila l’ anno in 600 strutture pubbliche e private solo in Italia, dove peraltro mancano totalmente controlli qualificati: ” Speriamo che questo caso faccia comprendere la sofferenza che si cela dietro la sperimentazione animale e l’ inutilità di tale pratica, promossa ancora oggi come un male necessario, nonostante più dell’ 86% degli italiani sia contrario”, rimarca Michela Kuan.

”I cani allevati in queste strutture -si legge ancora nella nota della Lav- vengono considerati alla stregua di oggetti, prodotti in massa da fattrici costantemente ingravidate per fornire cuccioli che moriranno, dopo test invasivi e dolorosi nei laboratori italiani ed europei, dai quali usciranno solo come carcasse vittime di una ricerca inutile e crudele. Animali cresciuti senza vedere mai la luce del sole né sentire l’odore dell’ erba”.

In questi mesi è all’esame del Senato la norma, già approvata dalla Camera, che vieterebbe l’allevamento di cani, gatti e primati non umani per la sperimentazione, imporrebbe l’obbligo di anestesia e analgesia per i test e, vietando le esercitazioni belliche e didattiche con animali, sosterrebbe concretamente il ricorso ai metodi sostituivi della vivisezione. Alla luce di questi sviluppi giudiziari, conclude la Lav, ”rivolgiamo un nuovo appello ai senatori affinché l’articolo 14 della legge comunitaria sia finalmente approvato e possa essere di incentivo per la ricerca pulita, scientifica ed eticamente accettabile”.

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