Fondi Ue, con i troppi ritardi l’Italia si gioca le risorse

Bce_eurotowerL’allarme lanciato dalla Corte dei Conti. Il Paese in ritardo sullo sviluppo, e così spreca le risorse europee

ROMA – Troppi ritardi nella programmazione degli interventi e così l’Italia, ma anche altre regioni europee, rischia di perdere le risorse dei fondi Ue. E’ l’allarme lanciato dalla Corte dei conti, nella relazione sui ”rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei Fondi comunitari”.

Le risorse dell’Unione sono ammontate, nell’esercizio 2010, a 119,1 miliardi di euro, con un incremento del 9,3% rispetto all’anno precedente. L’Italia ha contribuito alla formazione delle risorse proprie del bilancio comunitario con versamenti pari a 15,2 miliardi di euro (+ 6% rispetto all’anno precedente). Tale cifra rappresenta il massimo storico nel settennio 2004-2010 e continua a collocare il nostro Paese al quarto posto (dopo Germania, Francia e Regno Unito) nella graduatoria degli Stati membri contribuenti.

L’Ue, da parte sua, ha accreditato complessivamente all’Italia, sempre nel 2010, la somma di 9,2 miliardi di euro, con un aumento dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Nonostante tale incremento, la crescita rilevante dei versamenti dell’Italia all’Ue ha determinato il peggioramento del ”saldo netto negativo” nazionale, giunto a circa 6 miliardi di euro.

In secondo luogo, con riferimento alla politica europea di coesione socio-economica, la relazione richiama gli interventi previsti sul territorio nazionale nell’ambito della programmazione 2000-2007, per la quale l’Italia ha predisposto un Quadro strategico nazionale (QSN), che mira a garantire la coerenza degli interventi stessi, effettuati con risorse comunitarie (per un ammontare complessivo di 28,8 miliardi di euro) e con il cofinanziamento nazionale (per un ammontare complessivo di 31,6 miliardi di euro) nonché con gli stanziamenti previsti dal Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), che rappresenta lo strumento della politica regionale a livello nazionale.

All’Obiettivo ”Convergenza”, destinato a sostenere la crescita delle Regioni in ritardo di sviluppo, sono state assegnate – nota poi la relazione – la maggior parte delle risorse comunitarie (21,7 miliardi di euro), che vengono erogate attraverso i due Fondi strutturali FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale) e FSE (Fondo sociale europeo). La programmazione degli interventi di questi due Fondi ha fatto peraltro registrare significativi ritardi iniziali, che hanno richiesto l’ adozione, a livello nazionale ed europeo, di iniziative di riprogrammazione e di accelerazione dell’ attuazione, in mancanza delle quali si sarebbero corsi seri rischi di perdita di risorse.

Anche con riguardo all’Obiettivo ”Competitività regionale ed occupazione” (destinato ad interventi nelle altre Regioni), che ha avuto una dotazione complessiva di 15,8 miliardi di euro, erogati attraverso i due Fondi strutturali sopra citati (FESR e FSE), si sono registrati – osserva ancora la relazione- notevoli difficoltà, sia nella fase di attivazione che in quella di attuazione dei programmi, dovendosi, anche in questo caso, riprogrammare ed accelerare l’attuazione stessa per evitare il disimpegno delle risorse.

A fronte di una situazione generale di avanzamento dei programmi carente, sia in termini di impegni che di pagamenti, la Corte auspica “uno sforzo costante e congiunto di tutte le parti interessate affinche’ si eviti il venir meno di risorse allocate all’Italia, specie in una fase di acute difficolta’ economiche e finanziarie”.

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