Poche luci e tante ombre su Sviluppo Lazio

massimiliano-maselli-sliderSi utilizzano poco i fondi europei e si spende molto in consulenze esterne. Il mancato rinnovo dei contratti di lavoro

 

ROMA – Sviluppo Lazio è un’agenzia strumentale della Regione Lazio interamente a capitale pubblico (Regione 80,5 per cento e Cciaa 19,5 per cento), a sua volta holding della rete delle agenzie regionali. Si tratta di una società pubblica altamente qualificata, rappresentando il principale strumento regionale per l’attuazione delle politiche comunitarie, per la gestione dei fondi europei destinati all’innovazione, all’ambiente, alla cultura, alla coesione sociale.

La sua missione sta nell’offrire assistenza tecnica, assumendo anche il ruolo di organismo intermedio, per molti dei programmi finanziati con fondi regionali e per l’attuazione del POR, piano operativo delle politiche europee sostenute attraverso il Fesr (fondo europeo di sviluppo regionale). Si tratta di una società in-house, strumentale, con unico committente pubblico che esercita – come noto in accordo alla normativa vigente – sull’agenzia un controllo funzionale «analogo» a quello esercitato sui propri servizi.

La società impiega oltre 200 persone delle quali circa un terzo precari. Si tratta di titolari di contratti atipici, a progetto o a partita IVA. A questi si aggiungono anche i dipendenti con contratto a tempo determinato, raggiungendo una percentuale di lavoratori a termine intorno al 50 per cento. I precari di Sviluppo Lazio, come i dipendenti, svolgono funzioni di ruolo o di assistenza ai funzionari regionali sia nella sede della società sia direttamente presso gli uffici regionali, secondo le direttive dettate dagli organi dirigenziali.

Nel giugno 2011 viene nominato presidente di Sviluppo Lazio, Massimiliano Maselli, rimasto fuori dalla Pisana per il noto incidente elettorale del Pdl. Nel suo discorso di insediamento, Maselli dichiara con fermezza di voler risolvere il problema del precariato dentro Sviluppo Lazio procedendo alla stabilizzazione di chi ancora aveva contratti in scadenza. Nella realtà, al contrario di quanto auspicato dal presidente, dopo il mancato rinnovo per le collaborazioni a progetto e le partite Iva, si è cominciato a non rinnovare i contratti a tempo determinato. Si tratta complessivamente di 60-70 lavoratori, circa la metà di quelli impiegati da Sviluppo Lazio.

Secondo quanto riferisce Anna Maria Madia del Partito Democratico, e secondo quanto riportano alcune notizie apparse sugli organi di stampa, il Lazio ha una bassa performance di spesa dei fondi provenienti da finanziamenti dell’Unione europea, arrivando ad utilizzare appena il 10 per cento delle risorse disponibili, anche per mancanza di controlli e di programmazione. Allo stesso tempo Sviluppo Lazio spende somme notevoli in consulenze affidate a società straniere per svolgere quel lavoro di riprogrammazione del POR che poteva essere svolto dalle risorse interne.

Dall’insediamento della giunta Polverini nel 2010 si è assistito ad un blocco quasi totale delle attività che ha portato il Lazio ad essere una delle regioni peggiori nell’utilizzo dei fondi dell’Unione europea. Sono stati revocati 35 miliardi di euro già assegnati per la cultura (un parco progetti selezionato attorno a cinque grandi attrattori culturali). È stato riprogrammato il piano operativo (POR) tenendo in sospeso per un anno e più l’attuazione di molti progetti già avviati. In particolare i bandi per l’efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili, pubblicati nel 2009, sono rimasti fermi fino a metà 2011, generando incertezza e difficoltà nelle amministrazioni locali beneficiarie. In una situazione così incerta e confusa, con risultati pessimi per l’economia laziale e in mancanza di una strategia di rilancio economico del territorio, risulta all’esponente del Pd, che decine di lavoratori di Sviluppo Lazio con varie tipologie contrattuali non abbiano avuto il rinnovo del contratto alla data del 30 giugno 2012.

E’ stata decretata la mobilitazione della categoria e alcuni lavoratori nel corso di una manifestazione hanno fatto irruzione al convegno «Reti di impresa: etica, competitività e territorio», in corso al Tempio di Adriano, presente anche il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Per tutta risposta i vertici di Sviluppo Lazio hanno inviato quella che l’interrogante giudica un’umiliante disposizione che esonerava i lavoratori dal presentarsi al lavoro (nonostante la vigenza del contratto) e li avvertiva di richiedere appuntamento per il ritiro degli oggetti personali.

La parlamentare del Pd chiede dunque al Governo se sia a conoscenza della situazione dei precari di Sviluppo Lazio e se non ritenga di dover promuovere, nel rispetto delle reciproche competenze, un tavolo sulla questione dell’azienda regionale al fine della tutela dei livelli occupazionali.

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