Raffineria di Roma, torna la protesta contro la chiusura

raffineria_di_romaCirca 200 dipendenti in sit-in a Fiumicino. La chiusura dello stabilimento mette a rischio 360 posti di lavoro

 

ROMA – Tornano a protestare a Fiumicino i dipendenti della Raffineria di Roma che da questa mattina stanno dando vita a un sit in davanti alla Torre dei Piloti, lungo via della Torre Clementina, per contestare «la decisione dell’azienda di chiudere dopo 50 anni lo stabilimento: una scelta che mette a rischio 360 posti di lavoro».

«Siamo preoccupati per il nostro posto di lavoro», riferisce uno dei lavoratori, perché con l’indotto, «circa 500 di noi sono a rischio licenziamento per via della chiusura della produzione della Raffineria». Secondo i piani della proprietà, l’insediamento a Malagrotta chiuderà per trasformarsi in un polo logistico per stoccaggio e movimentazione di prodotti petroliferi.

La manifestazione arriva in concomitanza con la cerimonia per i 147 anni del corpo della Capitaneria di Porto-Guardia Costiera. Tra i manifestanti a portare la solidarietà dell’amministrazione il delegato alla pesca e ai rapporti con l’autorità portuale, Luigi Satta, della lista civica Noi Insieme.

“Le notizie che giungono dalla Raffineria di Roma – dice Satta – sono allarmanti e rischiano di essere la mazzata definitiva per un’economia già provata dalla crisi economica e dalla questione aeroportuale non più in grado di riassorbire il tessuto sociale colpito dalle riorganizzazioni aziendali. A questi lavoratori e padri di famiglia che da un giorno all’altro rischiano di trovarsi senza un lavoro, esprimo la solidarietà mia, dell’amministrazione comunale di Fiumicino e del capogruppo della lista civica Noi Insieme, Roberto Severini, che della questione si sta occupando.

Questo tipo di manifestazioni, purché rimangano in un clima democratico e civile, non possono che essere uno sprone per arrivare a trovare una soluzione a una emorragia occupazionale che oggi colpisce la Raffineria di Roma. Come amministrazione non possiamo entrare in questioni private, ma fare altro: avviare un tavolo di concertazione con le parti sociali e i vertici aziendali per scongiurare licenziamenti e cigs. E mettere in cantiere quelle linee guida che entro breve ci porteranno a inaugurare tutti i progetti legati alla portualità e premere per uno sviluppo qualitativo delle infrastrutture aeroportuali che sulla carta garantiranno migliaia di posti di lavoro. Soprattutto la portualità può essere la ricetta giusta per combattere una crisi occupazionale senza precedenti. Siamo chiamati a sostenere le vicende di questi nostri concittadini, prima ancora che lavoratori. E su questo dobbiamo essere intransigenti”.

L’azienda, dislocata a Pantano e Fiumicino, occupa direttamente 260 persone e altre cento nelle ditte appaltatrici, ha la capacità di tirar fuori dal greggio 4, 3 milioni di tonnellate di carburanti l’anno; ma i ritmi del passato non servono più alla luce della crisi del settore che investe tutta l’Europa con pesanti contraccolpi in Italia. Roma è infatti una delle ultime raffinerie destinate allo stop dopo quelle di Gela e Falconara. L’Unione petrolifera stima attualmente in 7500 le unità lavorative a rischio in Italia, considerando che ogni raffineria, indotto compreso, occupa almeno 1500 persone.

“Dal primo ottobre 2012 è prevista la chiusura della raffinazione della Raffineria di Roma – spiega uno dei dipendenti dell’azienda romana – da un organico di 250 persone si scenderà probabilmente solo a 70 ed altre 250 dell’indotto saranno anch’esse a rischio lavoro. Tutto ciò non perché ci sia la crisi, ma perché l’azienda non ha più i margini di guadagno sulla raffinazione”.

I lavoratori di Raffineria di Roma chiedono l’apertura di un dialogo con l’azienda, «mentre da lunedì scorso abbiamo proclamato cinque giorni di sciopero».

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