La battaglia dell’Acea dopo la sentenza della Consulta

Alemanno_slider_bisL’opposizione ritiene che sia stata posta una pietra tombale sul progetto di vendita. La replica del Sindaco

ROMA – La Corte Costituzionale con la sentenza 199/2012 ha definito incostituzionale l’articolo 4 della legge 138/2011 con cui il legislatore era nuovamente intervenuto dopo il referendum sulla materia dei servizi pubblici, ripristinandola peraltro in modo pressoché identico alla norma abolita dal referendum.

La sentenza ha creato scompiglio nelle file parlamentari alle prese con il decreto sulla spending review, ma è soprattutto a Roma che è esplosa come una bomba sulla progettata vendita dell’Acea. Occasione quanto mai ghiotta per l’opposizione che infatti, per bocca di Umberto Marroni, capogruppo Pd in Campidoglio, e Marco Causi, deputato Pd membro della Commissione Finanze e della Commissione Federalismo Fiscale, si è affrettata a mettere una pietra sopra ai propositi della giunta Alemanno. “Alla luce della sentenza della Corte infatti non sussistono neanche le premesse legislative alle quali il Sindaco Alemanno ha fatto riferimento in questi mesi per giustificare lo scellerato progetto di svendita di Acea. E’ evidente quindi che il primo cittadino deve prendere atto della posizione della Corte Costituzionale, abbandonando quindi una linea che ormai è puramente personale e ritirando la delibera 32 che, oltre a risultare anacronistica rispetto al decreto sulla spending review nella parte riguardante la holding, fa più volte riferimento all’articolo 4 oggi abrogato dalla Corte”.

La replica del Sindaco non si è fatta attendere. “«È sconcertante che il capogruppo del Pd, Umberto Marroni, parli così a ruota libera, affermando idee frutto di estremismo ideologico e completamente prive di ogni rapporto con la realtà. Primo perchè il gettito Imu non risana affatto le difficoltà di bilancio generate dalle manovre governative ma si limita a dare nuove risorse di liquidità insufficienti anche sul versante della spesa corrente. Al contrario, come Marroni dovrebbe sapere, le risorse Acea non servono alla spesa corrente ma ad allentare la morsa del Patto di Stabilità per fare gli investimenti necessari alla vita della città, a cominciare dalla manutenzione delle strade e delle scuole. È in questa tendenza a confondere spesa corrente e spesa in contro capitale e nella disinvoltura nel gestire i conti pubblici che si riconoscono le radici dei 12 miliardi e 400 milioni di debito che le amministrazioni di sinistra hanno accumulato nel corso degli anni rischiando di mandare in dissesto la nostra città.

“Secondo – prosegue Alemanno – Marroni sa benissimo che la sentenza della Corte Costituzionale rimuove l’obbligo degli Enti Locali a privatizzare i servizi pubblici ma non vieta certo di compiere scelte politiche e amministrative in questo senso. Stiamo valutando tutte le conseguenze giuridiche e politiche di questa sentenza che nessuno può demagogicamente strumentalizzare per difendere i propri pregiudizi ideologici e la propria voglia di conservare i vecchi equilibri della città. La necessità di smantellare il capitalismo municipale e di ridurre l’ingerenza della politica e della mano pubblica sull’economia della città sono temi su cui si discute da molti anni e su cui tutti si dicono a parole d’accordo, anche se siamo soltanto noi a volere dare un concreto segnale in questo senso. Noi al principio di sussidiarietà in campo sociale ed economico ci crediamo realmente.

“Terzo, Marroni e tutto il PD dovrebbe anche informarsi dai sindaci di centrosinistra sul gravissimo impatto che la spending review del Governo rischia di avere sui conti di tutti gli Enti Locali. Un impatto che speriamo venga mitigato dai tanti emendamenti depositati in Parlamento da tutte le forze politiche ma che allo stato attuale si traduce in nuovi tagli lineari nei confronti di tutte le Amministrazioni locali a cominciare da quella di Roma che si trova di fronte a un taglio oscillante fra i 40 e i 50 milioni di euro. Come si fa di fronte a una tale situazione a pensare che il bilancio di Roma Capitale possa facilmente raggiungere l’equilibrio?

Quarto – aggiunge ancora il Sindaco – dopo due mesi di ostruzionismo selvaggio che ha paralizzato la vita dell’assemblea capitolina, non è certo Marroni che può promuovere confronti leali e costruttivi in questo conteso. Abbiamo assistito a scene violente e spettacoli indecorosi nell’Assemblea per colpa di un’opposizione irresponsabile, priva di qualsiasi disponibilità a rispettare le opinioni altrui e a tenere conto del bene e delle necessità concrete della nostra città. Siamo disponibili a riaprire il confronto con tutte le forze politiche ma solo quando saranno rimossi l’ostruzionismo e la voglia di trasformare l’Aula Giulio Cesare in un teatro di propaganda politica violenta e urlata.

“Quinto, se Marroni ha qualche denuncia da fare la faccia senza ricorrere a contorte allusioni. È facile interpretare queste oscure illazioni come il tentativo di evocare l’ingerenza dei famosi poteri forti che gravano su questa città o sull’Italia. Nascondersi dietro questa retorica è un vecchio espediente di forze politiche che non hanno mai reciso i legami con le ideologie antagoniste degli anni ’70 e che continuano a vedere dietro il mondo delle imprese la fantomatica mano dei “padroni” e degli “oppressori del popolo”.

“Da tutti questi elementi, risulta chiaro come la sinistra sia preda di una pericolosa deriva ideologica che fa sempre più assomigliare il Pd al PCI degli anni ’70 e che deve far riflettere tutte le persone moderate che militano nel Pd o che guardano a una possibile alleanza con esso. Martedì – conclude Alemanno – dopo la pronuncia del Consiglio di Stato sulla delibera 32 prenderemo tutte le decisioni necessarie con assoluta trasparenza e con un solo punto di riferimento: quello del bene della nostra città che deve superare una difficilissima congiuntura economica senza aumentare le tasse, senza bloccare ogni investimento e senza tagliare servizi sociali essenziali”.

Come si vede, la battaglia di Acea è lungi dall’essere conclusa.

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