Nel teatrino politico dell’assurdo

Monti_Draghi_sliderDopo il crack delle borse il governo Monti attribuisce tutte le colpe al contagio e al governo che verrà

 

ROMA – Venerdì scorso per i mercati finanziari è stata una giornata che più nera di così non si può. C’era, e c’è, il timore che la Spagna sia costretta a chiedere un piano di salvataggio tout-court, reso sempre più urgente dal record sopra 600 punti toccato dallo spread tra i Bonos spagnoli e i Bund tedeschi, con il rendimento dei titoli iberici a dieci anni schizzato ben oltre la soglia di allarme del 7%. Pesante anche Piazza Affari, colpita in modo analogo dal forte rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato (con lo spread tornato a 500 punti) e dalla conseguente caduta dell’indice di Borsa che in una seduta ha perso il 4,38%. 

Ma la cosa più stupefacente (e in un certo senso inquietante) è stato il commento autoassolutorio del presidente del Consiglio. Prima se l’è presa con il contagio esterno, “quel disagio che, attraverso i mercati, colpisce in termini di maggiore incertezza, minore fiducia nell’integrità dell’euro e maggiori tassi di interesse, paesi che sono sullo stesso carro ma che, per ragioni storiche e strutturali, non sono seduti sulla panca più centrale e solida del carro medesimo”. In secondo luogo, secondo lui, lo spread continua ad aumentare anche a causa dell’incertezza del quadro politico, “perché si avvicina  la conclusione di questa esperienza nota, mentre il futuro è ignoto”.

Nessun dubbio, nessuna incertezza, la cura è quella giusta a prescindere dai risultati che genera. Scusi, professore, ma il paziente sta morendo. “Non c’è da preoccuparsi, ci vorrà solo più tempo”. E se il tempo non ci fosse e l’agonia in cui il Paese versa attualmente diventasse irreversibile? “Niente paura, siamo sulla via programmata per il conseguimento degli obiettivi di bilancio”. Ecco, il punto è proprio questo: forse gli obiettivi del pareggio di bilancio e di riduzione del debito pubblico saranno raggiunti, ma nel frattempo la condizione economica e sociale del nostro Paese sarà precipitata in un coma senza uscita.

E la classe politica assiste a quest’opera di “macelleria” (per usare le parole del duo Camusso-Squinzi) in maniera del tutto distaccata, come se non la riguardasse, ben lieta di aver consegnato la crisi alle cure del commissario straordinario Monti con un mandato in bianco. Così, mentre il Paese affonda in una sorta di cupio dissolvi, loro, i partiti, litigano sulle primarie, sulle nozze gay, sul ritorno di Berlusconi.

Se leggessimo la situazione odierna con le “ricette comiche” del drammaturgo francese  Eugène Ionesco (la negazione dell’azione, la perdita d’identità dei personaggi, i titoli ingannatori, la pseudo-logica, ecc.), avremmo una perfetta rappresentazione dell’assurdo. Letta infatti in questa chiave, l’intervista a Mario Draghi apparsa su “Le Monde” sarebbe un vero capolavoro. Il presidente della Bce puntualizza che non può intervenire a sostegno dei debiti sovrani, cioè non può partecipare alle aste di quei titoli; deve solo vegliare sulla stabilità della moneta e dei prezzi. Ma l’intervistatore insiste e chiede, se ci fosse bisogno di un intervento per spegnere l’incendio dei mercati la Bce cosa sarebbe in condizione di fare? Risposta testuale di Draghi: “Allora si vedrà. Probabilmente qualche cosa faremo”. D’altronde per il momento, anche se si intravedono alcuni rischi di “graduale deterioramento” dell’economia (!), il presidente della Bce “non prevede che l’area dell’euro possa cadere in recessione”. E l’Italia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, che perdono dall’uno al due per cento di Pil ogni anno, che sono, figli di un dio minore?

Conoscendo Draghi non c’era da aspettarsi niente di diverso (è la stessa risposta che ha ripetuto per quattro anni come presidente del Financial Stability Board). L’assurdo sta nella lettura che di quell’intervista, priva di qualsiasi elemento di concretezza, hanno dato i media e i politici italiani. “Difesa dell’euro senza tabù”, titola trionfalmente il Corriere della Sera. Non gli è da meno Repubblica che, in prima, parla di un ipotetico piano anti-speculatori allo studio di Monti e di Grilli, senza fornire alcun dato o indicazione reale.

Forse la direttiva che viene dal minculpop di Palazzo Chigi è quella di non spargere panico e lodare invece i sindacati (dopo tutto quello che è stato detto sulla concertazione di questi anni) per il loro senso di responsabilità nell’evitare pericolose tensioni sociali. Ma se un medico sbaglia la diagnosi e di conseguenza la cura, compromettendo irrimediabilmente la salute del paziente, quello è un caso di malasanità. Per analogia, quello del governo Monti come altro si può definire se non come un caso di malapolitica?

 

Spigolature montiane dalla rete

A questo punto non ci resta che vendere al Paris Saint Germain Mario Monti come Direttore “Tecnico”: per la cifra di 2 mila miliardi e sanare il debito.

Monti: «Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni». Un tecnico alla banca più vicina.

Monti: «Situazione difficile, puntare su economia reale». Probabilmente intende la monarchia.

#Monti: “Situazione difficile, puntare su economia reale”. A quanto la danno alla Snai ‘sta economia reale? #scommesse

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