Acea, il Consiglio di Stato stoppa la vendita

alemanno-pensa-SLIDAccolto il ricorso dei tre consiglieri dell’opposizione. Andranno discussi e votati i circa 30mila ordini del giorno

 

 

ROMA – Stop alla vendita. Su Acea il Consiglio di Stato (Sezione Quinta) dà ragione all’opposizione in Campidoglio accogliendo il ricorso dei consiglieri Gianluca Quadrana, Francesco Smedile e Maria Gemma Azuni, rappresentati e difesi dall’avv. Gianluigi Pellegrino.

Per effetto dell’ordinanza del Consiglio di Stato, il Campidoglio, dunque, non potrà procedere all’approvazione della delibera sulla vendita del 21% delle quote di Acea senza trattare i 30.000 ordini del giorno presentati dai consiglieri dell’opposizione.
In particolare, secondo il Consiglio di Stato, ”la lesione dell’interesse dei Consiglieri ad esplicare appieno le proprie funzioni, comprensive del diritto a discutere gli ordini del giorno e del successivo diritto ad esercitare il diritto di voto, è immediatamente rilevante”, mentre ”la norma di cui all’art. 65 del Regolamento comunale è inapplicabile nella specie, non potendosi qualificare quali ‘argomenti’ ai sensi di quanto disposto da tale norma ordini del giorno scorporati dalla proposta di deliberazione cui accedono” e ”l’intento ostruzionistico dell’ opposizione, evidente nel caso di specie, deve essere superato con strumenti procedimentali diversi, non configgenti con il Regolamento comunale” che va rispettato procedendo con la discussione e la votazione delle migliaia di odg prima di poter procedere all’approvazione della delibera 32 che consentirebbe la cessione del 21% di Acea.

Perciò, il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta, presidente Stefano Baccarini) riformando l’ordinanza cautelare del Tar Lazio – Roma Sezione II n. 02480/2012, resa tra le parti, concernente rinvio approvazione Bilancio 2012 e accogliendo l’istanza cautelare in primo grado, ordina che ”a cura della segreteria la presente ordinanza sia trasmessa al Tar per la sollecita fissazione dell’ udienza di merito” e dispone che ”la presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione”.

A spiegare il senso della sentenza odierna è stato l’avvocato Gianluigi Pellegrino che ha seguito la questione per i tre consiglieri: “Si tratta di un accoglimento pieno del ricorso: il regolamento del Comune di Roma come avevamo spiegato fra le motivazioni principali dell’appello, prevede prettamente che gli ordini del giorno debbano essere votati prima della delibera finale. Si trattava dunque di un abuso della maggioranza quello di rinviarli a dopo la delibera”. A questo punto “se il Comune vuole andare avanti sulla delibera 32 deve prima esaminare tutti gli ordini del giorno delle minoranze altrimenti può attendere il giudizio di merito del Tar entro fine anno, a noi va benissimo”.

L’11 giugno scorso l’Assemblea Capitolina aveva approvato una pregiudiziale che rinviava la discussione dei numerosi ordini del giorno successivamente all’approvazione della stessa delibera per la vendita di Acea. Un provvedimento che aveva scatenato le proteste dell’opposizione. Quindi era scattato il ricorso al Tar, che lo aveva però rigettato ritenendo legittimo il voto sulla pregiudiziale. Decisione che oggi è stata ribaltata.

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