L’Eni passa l’esame della Corte dei conti

Scaroni_sliderIl settore estrattivo traina tutti gli altri rami. Il gas si salva, mentre raffinazione e petrolchimica perdono

 

 

ROMA – Nella relazione della Corte dei conti sulla gestione finanziaria dell’Eni per l’esercizio 2011, il relatore Squitieri rileva che Eni SpA ha conseguito risultati rilevanti, con un utile netto di 6,86 miliardi di euro, in aumento, anche se non particolarmente significativo, rispetto al 2010.

Nel dettaglio delle singole attività aziendali, la migliore performance è stata ottenuta nel settore Exploration & Production, per effetto anche dell’aumento del prezzo del petrolio e dell’andamento del cambio euro/dollaro. Ci sono stati rilevanti successi esplorativi, come quello in Mozambico dove è stato scoperto un eccezionale giacimento, la cui potenzialità, stimata in 1.340 miliardi di metri cubi di gas, fa intravedere elevate possibilità di sviluppo verso l’Asia, ove la domanda ha ritmi in costante crescita.

Sempre nel corso dell’anno 2011, sono state effettuate altre rilevanti scoperte in Angola, nel mare di Barents, in Indonesia, nel Ghana, negli Stati Uniti. Sono stati inoltre firmati importanti accordi per l’esplorazione di idrocarburi non convenzionali in Cina, Ucraina ed Algeria e sono stati firmati contratti per la fornitura di gas dal Venezuela e dalla Liberia.

Eni

Un risultato molto importante è stato il ripristino delle attività in Libia, che ha consentito il recupero quasi integrale della produzione antecedente agli eventi bellici (per il 2012 si prevede una produzione di 240 mila boe/giorno, rispetto alle 110 mila boe/giorno del 2011 ed alle 280 mila boe/giorno circa del 2010).

Nel settore Gas & Power, la riduzione dei consumi, la concorrenza e gli effetti dell’indisponibilità del gas libico, sono state parzialmente compensate dalle rinegoziazioni dei contratti di approvvigionamento e dall’aumento delle vendite nei principali mercati europei, che ha consentito di pervenire, per le vendite di gas, al risultato di 96,76 miliardi di metri cubi, in linea con quello conseguito nel 2010.

Al contrario si è registrato un sensibile aumento delle perdite operative nel settore Refining & Marketing (-535 milioni di euro) causato dal basso livello dei margini di raffinazione e dalla riduzione della domanda di carburanti. Le lavorazioni si sono ridotte dell’8% (32 milioni di tonnellate) e le vendite in Italia sono diminuite del 3%. Anche la Petrolchimica è risultata in difficoltà, avendo fatto registrare una perdita operativa di 276 milioni di euro, per i diminuiti volumi di vendita. E’ migliorata, invece, la redditività degli elastomeri e degli stirenici, in virtù dell’elevato contenuto tecnologico degli stessi.

In un’analisi che la Corte ha condotto sulla vasta e complessa attività negoziale realizzata da Eni nell’anno, le dimensioni dell’azione della Società, che per la gran parte è svolta fuori del Paese, hanno comportato nel tempo l’impostazione di una struttura organizzativa complessa e di un articolato sistema di governance e di controllo interno, che si sono rivelati adeguati a supportare l’operatività di Eni. Ciò nonostante, la Corte non esclude che possa essere presa in considerazione una sua eventuale organica ed oculata razionalizzazione, che assicuri, sempre e comunque, la salvaguardia e la correttezza dell’attività della Società.

La Corte si è soffermata anche sui più importanti eventi verificatisi nei primi mesi del 2012, tra i quali ha sottolineato gli effetti che sull’attività operativa della Società potranno derivare, in un prossimo futuro dalla cosiddetta “separazione funzionale rafforzata”della Snam dall’Eni. Com’è noto, nel maggio scorso è stato disposto che Eni proceda alla riduzione della propria partecipazione azionaria in Snam (anche al fine di assicurare la più ampia diffusione dell’azionariato tra i risparmiatori), cedendo alla Cassa Depositi e Prestiti una quota non inferiore al 25,1% del capitale di Snam ed, in un periodo successivo, la quota residua. In attuazione di tali previsioni, Eni cederà alla Cassa Depositi e Prestiti una quota di controllo del capitale Snam pari a circa il 30% meno 1 azione (n. 1.013,6 milioni di azioni), a fronte di un corrispettivo convenuto in 3,47 euro per azione (per un totale di 3.517 milioni di euro).

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