Cinecittà, il progetto ‘Per guardare al futuro’

Abete_LuigiIl futuro di Cinecittà affidato ad un piano di sviluppo molto articolato. Duro attacco al sindacato

 

ROMA – Il piano per la riorganizzazione di Cinecittà Studios ”non è negoziabile”, è un investimento per attrarre il cinema internazionale. Dopo 20 giorni di occupazione e sciopero, le alternative sono tre: sospendere le agitazioni e accettare il piano, fare un’operazione che integri in CAT (Cinecittà Allestimenti e Tematizzazioni) 32 lavoratori licenziandone 18, oppure avviare le procedure di licenziamento per 50 lavoratori (gli esuberi complessivi previsti dalla riorganizzazione). ”Anche se quest’ultima ipotesi spero proprio di non doverla attuare”.

Così il presidente di Cinecittà Studios, Luigi Abete, nel corso della conferenza stampa presso la Casa del Cinema, ha fatto il punto di una situazione che a suo giudizio danneggia produttori, cittadini (in particolare i visitatori della mostra in corso a Cinecittà) e soprattutto crea un serio danno d’immagine a livello internazionale sfruttando ”il falso slogan che Cinecittà chiude e viene cementificata”. Prima, durante e dopo l’incontro stampa di Abete una trentina di persone hanno manifestato lanciando slogan e facendo anche un simbolico funerale in cui si celebrava la morte di Cinecittà.

Nel corso della conferenza stampa, Abete si è soffermato sul progetto di sviluppo e sul piano di riorganizzazione, approvato dal Comune di Roma il 15 dicembre 1998. Un progetto di sviluppo diviso in due fasi: da una parte la costruzione di un grande teatro di posa, di un luogo di ristorazione e di un albergo; dall’altra la costruzione di un Distretto del Cinema e del Multimediale volto a “ospitare altre società del settore, laboratori, centri formativi, spazi professionali e centri di ricerca”.

Per quanto riguarda il teatro di posa, si tratterà di una struttura delle dimensioni del Teatro 5 “attrezzato con le migliori tecnologie per renderlo flessibile e modulare, adatto alle riprese cinematografiche con integrazioni digitali e 3D, moderni uffici e attrezzerie necessari al funzionamento non solo del nuovo teatro di posa, ma anche di tutti gli altri teatri limitrofi”.

Nello stesso complesso, come detto, troveranno spazio, secondo il progetto, sia un luogo di ristorazione che un albergo, “con annessa area fitness, a servizio delle troupe e dei terzi coinvolti nelle produzioni”. “L’area uffici ci permetterà di liberare i camerini di Cinecittà e i prefabbricati che talvolta vengono utilizzati come uffici di produzione – ha detto Abete – mentre l’ area accoglienza, sulla quale è prevista la costruzione del tanto discusso albergo, consentirà alle troupe internazionali di usufruire di servizi di ospitalità adeguati agli standard internazionali”.

La prevista costruzione di un Distretto del Cinema e del Multimediale (DCM) è volta ad ospitare altre società del settore, laboratori, centri formativi, spazi professionali e centri di ricerca. Nel distretto multimediale saranno attrezzate unità produttive da 200/400 mq ciascuna, secondo il progetto, spazi concepiti “come somma di laboratorio e uffici”. Il progetto di DCM prevede di ospitare circa 150-200 tra piccole e medie imprese.

“Essendoci accanto a Cinecittà un’area abbandonata con cubatura disponibile, ed essendo lo Stato italiano impossibilitato a finanziarne la costruzione, è stato convenuto – ha detto Abete – un diritto di superficie per la costruzione di un complesso industriale e di servizi, al termine del quale il bene, che peraltro è su un terreno di proprietà dello Stato, rimane ovviamente dello Stato medesimo. Tali investimenti erano già stati, due anni fa, oggetto di una polemica poi superata da un’organica informativa da parte dell’azienda. In questi giorni il tema è stato purtroppo strumentalmente riproposto come nuovo, al fine di spostare l’ attenzione dal tema riorganizzazione”.

La riorganizzazione aziendale prevede tre passaggi. Secondo il programma, nel passaggio dalla pellicola al digitale Cinecittà Digital Factory ha raggiunto “una posizione di leadership in Italia. Per consolidare tale ruolo, occorrono quantità produttive molto significative: da qui il progetto di una partnership con un gruppo internazionale che verrebbe ad istallarsi all’ interno di Cinecittà, aumentando capacità produttiva e quota di mercato”.

Il secondo punto riguarda il settore dei mezzi tecnici. “L’approccio verso partnership societarie con il leader italiano in questo settore, la Panalight, – ha spiegato Abete – esclusivista del marchio Panavision in Italia, consentirà di creare all’interno degli Studios un centro di eccellenza senza eguali in Italia e nell’ Europa mediterranea”.

Infine, il terzo punto riguarda il settore delle costruzioni scenografiche. “Per evitare che via Tuscolana diventi l’officina di un’azienda edile e di falegnameria che opera in altri settori e altri luoghi, attività del tutto contraddittoria con la mission degli Studios, – ha detto Abete – il gruppo Cinecitta’ Studios ha costituito Cinecittà Allestimenti e Tematizzazioni (Cat) che ha l’obiettivo di sviluppare il know how del settore a livello nazionale e internazionale. La concentrazione del reparto scenografie in Cat da un lato – ha aggiunto – eviterà i licenziamenti conseguenti alla strutturale riduzione della domanda cinematografica, dall’altro costituirà l’opportunità per nuove assunzioni di giovani che potranno consolidare le professionalità attualmente esistenti”.

Abete non è stato tenero con i sindacati che paventano, appunto, la cementificazione di Cinecittà. ”Che danno facciamo all’azienda? – si è chiesto – Investiamo in un momento in cui in Italia non investe più nessuno. Siamo al luddismo due secoli dopo. Una volta si abbattevano le macchine, oggi si abbattono coloro che vogliono fare. C’è grande amarezza – è la constatazione di Abete – per questa sagra del conformismo e dell’ignoranza. Ho sentito parlare della costruzione di un albergo a 5 stelle con 2 piscine dentro gli studios. Faccio l’imprenditore da una vita – si è sfogato – ma spiegatemi chi è quel ‘coglione’ che va a fare un investimento del genere a Via Tuscolana. Il problema vero – ha concluso – è che ci sono 30 persone che non vogliono andare a lavorare a 20 Km da Cinecittà o comunque all’interno del Comune di Roma”.

Prendere o lasciare, dice il presidente di Cinecittà Studios. La risposta passa ora ai lavoratori.

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