Il miraggio del deposito nazionale di scorie nucleari

Centrale_nucleareQuasi finito il trasferimento del combustibile delle ex centrali in Francia e Inghilterra. Tornerà in Italia nel 2025

 

ROMA – Continuano i viaggi dall’Italia alla Francia delle scorie radioattive che il programma di bonifica dei nostri ex impianti nucleari via via produce. Il trasporto del combustibile rientra nel quadro di un contratto firmato nel 2007 fra Sogin e Areva, che prevede il riprocessamento di 235 tonnellate di combustibile irraggiato.

Ormai il processo di trasferimento all’estero del combustibile irraggiato ancora presente in Italia è quasi esaurito e si concluderà il prossimo anno con la “spedizione” del rimanente 2% del totale. I rifiuti vetrificati però, dopo il riprocessamento, rientreranno in Italia entro il 2025.

“Questi trasporti – dichiara Giuseppe Nucci, amministratore delegato di Sogin – si svolgono nell’ambito della più grande bonifica ambientale della storia del nostro Paese, che stiamo portando avanti negli impianti nucleari. Il 98% del combustibile irraggiato è già stato inviato all’estero e i rifiuti derivanti dal riprocessamento, una volta rientrati in Italia, saranno trasferiti al Deposito Nazionale, una struttura che garantirà la massima sicurezza per i cittadini e l’ambiente”. Già, il problema è proprio il deposito nazionale, di cui si discute da anni senza vedere ancora all’orizzonte la sua individuazione (condivisa, s’intende, per non fare la fine di Scanzano Jonico di dieci anni fa). Il nostro Paese dovrà infatti prendere una decisione sul deposito nazionale per i rifiuti nucleari entro agosto 2013, quando sarà chiamato a recepire una direttiva europea.

Tempo fa il direttore dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Stefano Laporta, in un’audizione parlamentare, sostenne che “la perdurante assenza di un deposito nazionale, ottimale anche per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi non energetici (per esempio quelli medici hanno una produzione annua di 100 metri cubi) rende necessario procedere alla sua realizzazione dato che nei prossimi anni rientrerà in Italia il combustibile riprocessato dalla Francia e dall’Inghilterra e non sarà possibile rimetterlo lì da dove era partito, perchè questi siti, idonei un tempo alla costruzione di centrali, in alcuni casi non hanno le caratteristiche minime per ospitare i depositi di rifiuti nucleari”.

Il tempo passa ma il progetto non sembra fare passi concreti in avanti. Il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera si sbilancia e afferma che la prima proposta della Sogin sul sito del deposito nazionale per i rifiuti nucleari “potrebbe arrivare entro i primi mesi del 2013”. E con una punta di ottimismo, aggiunge che “il deposito sarà realizzato nell’ambito di un parco tecnologico e può costituire un’occasione per molti comuni italiani, visti gli ingenti investimenti (2,5 miliardi di euro) che, in aggiunta alle compensazioni previste, possono determinare importanti ricadute per il territorio e per l’occupazione qualificata”.

E’ vero che Sogin ha identificato alcune possibili aree idonee ad ospitare il deposito nazionale, ma lo stesso a.d. della società di decomissioning si affretta a precisare che “si tratta di ipotesi di studio senza reale valore fintanto che l’arbitro (ancora da stabilire) non identificherà i criteri esatti. In ogni caso, al contrario di quello che si è scritto, il parco tecnologico dovrà essere lontano dagli ex siti nucleari e dai corsi d’acqua, come previsto dalla normativa internazionale. L’importante è che ci sia capacità di comunicazione, consenso della popolazione interessata e trasparenza”.

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