11:25 | Padre-padrone picchia le figlie per accudire gregge, arrestato 37enne

Costrette a lavorare tutta la giornata nei campi e ad accudire un gregge di oltre 100 pecore e massacrate di calci e pugni ogni volta che disobbedivano agli ordini. Sono stati gli uomini della Squadra mobile di Viterbo, diretti da Fabio Zampaglione, a mettere fine all’incubo di due ragazzine di 13 e 14 anni arrestando il loro padre-padrone, 37 anni, per maltrattamenti in famiglia continuati, di cui era vittima impotente anche la moglie. Quando perdeva la pazienza l’uomo non esitava a colpire le figlie con ganci di ferro, cric del trattore e chiavi inglesi: in almeno un’ occasione, ha provato ad investirne una con l’auto.

E’ stata una segnalazione ad innescare le indagini riservate, che in breve hanno consentito di ricostruire uno scenario che gli stessi investigatori non esitano a definire “tragico”. La “location” e’ una piccola masseria, alle porte di un paese della provincia di Viterbo dove il 37enne, pecoraio da giovane e poi responsabile di una piccola impresa, si era negli ultimi tempi riconvertito al lavoro contadino.

La famiglia abitava in paese ma ogni mattina all’alba l’uomo caricava le ragazzine sulla sua auto e le portava a lavorare, costringendole ad accudire il gregge, a preoccuparsi di tutte le incombenze relative e a caricarsi di pesi esagerati, tra cui taniche di latte e di acqua da 50 litri. Ad ogni presunta “mancanza” scattavano le botte, pugni, calci allo stomaco e al basso ventre, colpi con oggetti contundenti tali da provocare almeno in un’ occasione lo svenimento.

“Le ragazzine – spiega Zampaglione – non avevano alcuna occasione di svago e nessun tipo di vita sociale: d’estate, dovevano restare nei campi dalla mattina alla sera, durante l’anno scolastico ci venivano accompagnate appena finite le lezioni. Una delle due, ha dovuto ‘lavorare’ anche tutto il giorno prima dell’esame di terza media. Quando siamo andati a prenderle, per poi affidarle con la madre ad una struttura idonea, le abbiamo trovate sporche, malvestite, con lividi un po’ ovunque, anche sul collo, e segni di morsi sulle dita”. Identico trattamento veniva riservato anche alla mamma, sottoposta ad ogni forma di violenza fisica e morale, ma di recente un po’ “trascurata” per via di seri problemi di salute, in particolare alla schiena, e perché molto dimagrita.

E’ stato nel corso di audizioni “protette”, alla presenza di uno staff di psicologi, che le vittime hanno trovato il coraggio di raccontare la loro odissea. E, tra le altre, e’ saltata fuori anche l’ incredibile storia di un incendio appiccato proprio dal 37enne lo scorso 12 luglio: l’uomo ha raccontato alle figlie di aver visto dei lupi avvicinarsi al gregge e, per dimostrare come si faceva a metterli in fuga, ha dato fuoco a un terreno adiacente la masseria provocando un rogo che ha divorato oltre 20 ettari di terreno, compresa parte di un bosco, e ha richiesto l’intervento di tre squadre dei vigili del fuoco e di mezzi aerei. Ecco perché il “padre-padrone” dovrà rispondere anche di incendio doloso.

“E’ meglio morire che continuare a vivere così”. E’ la scioccante ammissione fatta qualche tempo fa a un familiare dalla più piccola delle ragazzine costrette dal padre a lavorare nei campi: niente tempo libero, spazi per fare i compiti ritagliati a fatica in lunghissime giornate di lavoro, feste di fatto cancellate dal calendario. La “svolta” quando qualcuno, forse un vicino o un parente, ha composto il numero di “Telefono Azzurro” e suggerito di dare un’occhiata a che cosa accadeva in quella masseria. Quando gli investigatori hanno raccolto prove sufficienti e ricostruito il film dell’accaduto, e’ arrivata l’ordinanza di custodia cautelare.

Per la moglie del 37enne, le due piccole vittime e il loro fratellino di 4 anni, ora ospiti di una struttura protetta, la possibilità di ricominciare un’esistenza normale.

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