Finmeccanica cerca equilibrio e identità

Elicottero_sliderLa semestrale mostra segni di risanamento. Giù i ricavi, su gli ordini. Cresce l’indebitamento e diminuisce l’occupazione

 

 

ROMA – Metà anno, è tempo di bilanci per la Finmeccanica del post Guarguaglini. Dopo le “pulizie” fatte in casa dal successore, Giuseppe Orsi (perdita 2011 a 2,3 miliardi di euro), il primo semestre di quest’anno è dunque il primo vero banco di prova per la nuova governante.

Le cose in effetti non sono andate male, tenuto conto della congiuntura negativa dei mercati non solo italiani. Non sono tuttavia neppure rose e fiori come gli highlights dell’azienda vorrebbero mostrare: settori strategici (aeronautica, elicotteri, elettronica e sicurezza) in buona performance, management ben focalizzato sull’esecuzione del piano industriale e fiducioso di conseguire gli obiettivi prefissati.

I risultati finanziari approvati dal Consiglio di amministrazione presentano luci e ombre.
•    Ordini: 4,2 miliardi di euro nel secondo trimestre (+13%); 7,7 miliardi di euro nel semestre (+7%)
•    Portafoglio ordini: 46,1 miliardi di euro nel semestre, pari a circa 2,5 anni di produzione equivalente
•    Ricavi: 4,3 miliardi di euro nel secondo trimestre (-3%); 8 miliardi di euro nel semestre (-2%)
•    Ebita: 285 milioni di euro nel secondo trimestre (+33%); 459 milioni di euro nel semestre (+10%)
•    Risultato netto: 44 milioni di euro nel secondo trimestre, in crescita rispetto ai 6 milioni del secondo trimestre 2011 (al netto della plusvalenza di 443 milioni derivante dalla vendita del 45% di Ansaldo Energia); 70 milioni di euro nel semestre, in crescita rispetto ai 13 milioni del primo semestre 2011 (al netto della citata plusvalenza)
•    Free Operating Cash Flow: negativo per 70 milioni di euro nel secondo trimestre (-181 milioni nel secondo trimestre 2011); negativo per 1,208 miliardi di euro nel semestre (-1,184 miliardi nel primo semestre 2011)
•    Indebitamento finanziario netto: 4,656 miliardi di euro al 30 giugno 2012 (+11%)

Quest’ultimo dato è uno di quelli che destano maggiori preoccupazioni, dal momento che ha ormai raggiunto il livello di guardia del patrimonio netto consolidato. Inoltre il trend misurato sui primi due trimestri di quest’anno segna un andamento crescente. Anche i ricavi, come si vede dalla tabella, non brillano e il cash flow negativo del semestre non accenna a migliorare. Sull’altro piatto della bilancia ci sono 35 milioni in meno di costi di ristrutturazione (dovuti in gran parte al calo di 3.120 dipendenti) e 15 milioni in meno di imposte, anche se l’aumento degli oneri finanziari compensa quasi per intero quest’ultimo plus.

Il presidente Orsi può dunque lasciarsi andare ad un cauto ottimismo: “I risultati del primo semestre evidenziano un incoraggiante miglioramento dei principali indicatori e un recupero di redditività, segno che il piano di ristrutturazione e di efficientamento sta procedendo nei tempi e nei modi previsti. Nonostante un contesto nazionale ed internazionale caratterizzato da una perdurante notevole incertezza, Finmeccanica è fiduciosa di rispettare gli obiettivi per il 2012 che resta, tuttavia, un anno di delicata transizione nell’ambito di un percorso di rilancio impegnativo e di non breve durata”.

Archiviata dunque con modesta soddisfazione la prima metà dell’anno, la definizione del perimetro strategico della nostra più grande conglomerata manifatturiera torna al centro della partita Finmeccanica. Com’è noto si confrontano due linee di pensiero, quella dell’amministratore delegato Orsi che vuole concentrare il gruppo sul core business aereo-elicotteristico-elettronico, e quello un po’ frettolosamente attribuito al direttore generale Pansa che tende a mantenere, se non all’interno del gruppo, almeno in Italia, il settore della produzione energetica (Ansaldo Energia, corteggiatissima dai tedeschi della Siemens) e quello dei trasporti e del segnalamento ferroviario (Ansaldo Breda e Sts pronte ad essere spedite alla giapponese Hitachi).

Fra le due linee dovrebbe esserci un arbitro che valuti su un orizzonte strategico più ampio le opportunità industriali per il nostro Paese, al di là delle sacrosante esigenze di equilibrio di bilancio di un singolo gruppo. Ma l’arbitro, rappresentato in questo caso dal governo, non si vede e non batte un colpo. Nel vuoto di scelte politiche responsabili, il rischio di un spezzatino estemporaneo sembra materializzarsi ogni giorno di più.

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