A Civitavecchia il replay di Taranto?

Torrevaldaliga_sliderIl sindaco minaccia la chiusura della centrale di Torrevaldaliga Nord. Le reazioni dell’Enel, dei lavoratori e degli imprenditori

 

ROMA – Sta per andare in onda Taranto 2? Il sindaco di Civitavecchia, Pietro Tidei, appena rieletto nel maggio scorso per il Pd (in passato dipendente dell’Enel) ha annunciato un’ordinanza di chiusura della mega centrale Enel di Torrevaldaliga Nord, un impianto a carbone da 1980 MW istallati che copre circa il 50% del fabbisogno elettrico del Lazio. “Civitavecchia sembrava la pianura padana – ha detto il sindaco con toni melodrammatici – non per colpa della nebbia, ma di quella polvere gialla che proviene dalla centrale Enel e che non possiamo tollerare ulteriormente. Mi auguro di poter firmare un’ordinanza supportata da elementi giuridici, grazie ai quali entro agosto disporrò la chiusura di Torrevaldaliga Nord”.

L’improvviso annuncio ha fatto saltare sulla sedia azienda, lavoratori e forze politiche tutti colti alla sprovvista dall’iniziativa del primo cittadino. E le reazioni ovviamente non si sono fatte attendere. L’Enel per primo ha reagito affermando categoricamente che “non c’è nessuna polvere gialla proveniente dalla centrale: l’impianto opera nel pieno rispetto delle severe norme sulle emissioni. Siamo dunque stupiti dalle parole del sindaco Tidei che ben conosce le performance ambientali dell’impianto. Enel ha investito oltre 2 miliardi di euro per una centrale che è all’avanguardia mondiale proprio per quanto riguarda le emissioni e la tutela dell’ambiente e della salute del comprensorio”. Stando ai dati ufficiali, rispetto al vecchio impianto a olio combustibile, oggi la centrale di Civitavecchia Nord ha ridotto le emissioni dell’82% per l’anidride solforosa, del 61% per gli ossidi di azoto e dell’82% per le polveri.

Altrettanto ferma la presa di posizione del vice presidente della Confindustria (e ancora per poche settimane presidente di Unindustria), Aurelio Regina, che il una lettera aperta al sindaco ricorda che “Torrevaldaliga Nord, la cui genesi e realizzazione ho avuto occasione di seguire molto attentamente da esponente dell’associazionismo industriale del Lazio, rappresenta uno degli impianti a carbone più all’avanguardia nel mondo. Un’avanguardia tecnologica che – nell’esercizio produttivo, ma ancor più nella fase di depurazione dei fumi e di costante controllo delle emissioni – fa scuola a livello internazionale.

“L’impianto di Torrevaldaliga Nord inoltre è uno snodo cruciale per l’intero sistema elettrico nazionale: se da un lato favorisce una riduzione dei costi di produzione dell’elettricità per effetto della maggiore competitività del carbone rispetto agli altri combustibili fossili, dall’altro consente una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti e il progressivo contenimento della dipendenza energetica dell’Italia da Paesi geopoliticamente instabili.

“Questo a livello Paese. Ma se guardiamo alla specificità del nostro territorio- aggiunge Regina – è altrettanto innegabile che l’esercizio della centrale di Torrevaldaliga Nord ha rappresentato sin dall’inizio una straordinaria opportunità per il tessuto imprenditoriale locale, favorendo un indotto occupazionale che oggi si stima, tra lavoratori diretti e indiretti, in circa mille persone impiegate. Un progetto che ha rappresentato un’occasione di rilancio economico e di riqualificazione complessiva della città di Civitavecchia, diventata in poco tempo centro di eccellenza e modello di rifermento internazionale per la produzione di energia elettrica da carbone”.

Le preoccupazioni dei sindacati di categoria per la sorprendente ordinanza comunale sono state espresse unitariamente e vanno al di là della difesa del posto di lavoro di 1000 operai specializzati. “In un momento di gravissima crisi economica e occupazionale del Paese – scrivono Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uilcem Uil – l’impianto di Torrevaldaliga Nord, unanimemente riconosciuto come il più avanzato al mondo per tecnologia impiegata e per le misure adottate a tutela dell’ambiente e della salute e sicurezza dei lavoratori, viene messo sotto accusa al punto di minacciarne la chiusura.

“La Centrale è un vanto per il settore elettrico, dimostrando che, anche grazie al confronto tra le parti sociali, si può creare ricchezza e occupazione nel rispetto dell’ambiente e della salute. E’ per questi motivi che invitiamo le istituzioni a vigilare costantemente sulle tematiche ambientali, ma allo stesso tempo a valutare azioni vere da intraprendere per garantire e creare nuova occupazione, e a non assumere determinazioni che avrebbero l’unico effetto di aggravare fatalmente un contesto già estremamente critico per il lavoro”.

Lo ripetiamo, stando ai dati ufficiali (non sappiamo quali siano quelli in possesso del sindaco), la situazione di Civitavecchia sembra molto diversa da quella di Taranto. I metodi e soprattutto gli effetti potrebbero tuttavia essere gli stessi.

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