Confcommercio, calo consumi 2012 peggiore dal dopoguerra

Supermercato_sliderConsumi giù del 2,8%. Pil a minimo storico, -2,2%. Aumenta la Cig a luglio + 44% rispetto al 2011

ROMA – Quest’anno si registrerà in Italia il peggiore calo dei consumi dal dopoguerra ad oggi. E’ quanto emerge dal Rapporto sulle economie territoriali ed il terziario di mercato presentato da Confcommercio.

In particolare, secondo le stime della confederazione, i consumi delle famiglie dovrebbero scendere nel 2012 del 2,8%. Si tratta, ha spiegato il direttore dell’ufficio studi, Mariano Bella, ”del dato peggiore nella storia repubblicana in termini di consumi pro capite”. Consumi che continueranno a scendere dello 0,8% anche nel 2013. In media dal 2007, prima dello scoppio della crisi, i cittadini italiani hanno perso il 9,3% del loro reddito ”un numero impressionante – spiega Bella – perché perdere quasi 10 punti di reddito vuol dire doversi riposizionare sul fronte dei consumi”.

Confcommercio ha inoltre rivisto a ribasso le sue stime sul prodotto interno lordo nel 2012 a -2,2% dal -1,3 previsto a marzo, e per il 2013 a -0,3% dallo 0 delle precedenti stime.

Dalle simulazioni di Confcommercio emerge poi che dal 2000 ad oggi si è profondamente allargato il divario tra il reddito procapite degli italiani e quelli dei tedeschi. Si è passati da 1.000 euro in meno del 2000 a ben 6.000 euro in
meno l’anno del 2012. Stessa dinamica se si guarda alla media Ue. Nel 2000 gli italiani avevano un reddito superiore di 4.000 euro alla media europea che si sono ridotti oggi ad appena 400 euro.

Nessuna regione nel 2013 tornerà ai livelli di valore aggiunto procapite del 2007, cioé prima della crisi economia. Alcune regioni, sempre secondo il Rapporto, nel 2013 addirittura non riusciranno a raggiungere nemmeno i livelli del 1995: ad avere il segno negativo anche in questa valutazione sono Piemonte, Valle d’ Aosta, Emilia Romagna e l’ Umbria, mentre la Lombardia raggiunge il segno positivo per pochissimo (0,1% di variazione del reddito dal 1995 al 2013).

Secondo il direttore Bella, il fatto che i risultati negativi siano al nord non deve ingannare sulle reali condizioni del sud: “Da circa 10 anni – spiega – è ricominciato il fenomeno delle emigrazioni da sud a nord, stile anni ’50. Talvolta il livello procapite del sud può risultare ‘meno peggio’ ma su questo pesa lo spostamento” conclude. Negli anni della crisi, tra il 2008 e il 2011, le province che hanno registrato un impatto più pesante in termini di riduzione del Pil pro capite sono state Rimini, con un calo medio annuo del 3,6%, seguita da Ascoli Piceno (-3,2%) e Pordenone (-3,0%). Sotto la media nazionale (-1,6%) anche Torino (-2,5%), Roma (-2,0%), Bari (-1,9%) e Bologna (-1,8%). Hanno tenuto bene Oristano con un reddito medio annuo procapite che è rimasto stabile, Bolzano (-0,1%) e Pavia (-0,2%). Vicine alla media nazionale Milano (-1,3%) e Napoli (-1,4%).

In termini assoluti resta molto ampio il divario in termini di reddito procapite tra il Nord ed il Sud. A fronte di un valore medio nazionale di 23.300 euro, si va dai 33.900 euro di Milano, dai 33.400 euro di Bolzano e dai 31.200 euro di Bologna ai 13.000 euro di Crotone, 13.200 di Agrigento e 13.700 di Vibo Valentia. Male anche Napoli con 14.600 euro e Palermo (15.700 euro) mentre Roma si piazza sopra la media con 28.900 euro.

La luce in fondo al tunnel ”può illuminarsi solo se si procede con la spending review senza timidezze, con la lotta all’ evasione fiscale e con la riduzione del peso della tasse”. Lo ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, commentando le parole di ieri del presidente del Consiglio Mario Monti, a margine della presentazione del Rapporto sulle Economie Territoriali. Secondo Sangalli, ”la situazione grave per quanto riguarda l’andamento del Pil e molto grave per i consumi” che hanno registrato il peggior tonfo dal dopoguerra secondo il Rapporto.

”Per la crescita – ha sottolineato – servono risorse ed una risorsa è l’economia dei servizi che vale il 40% del Pil ed il 43% dell’occupazione. Chiediamo al governo politiche a favore dei servizi che possono anche aiutare a ridurre il divario del Mezzogiorno”. In ogni caso, ha proseguito, ”bisogna fare di tutto per demolire definitivamente l’ipotesi di un aumento dell’ Iva che farebbe calare ancora in consumi e metterebbe a rischio famiglie e imprese”.

Ma le brutte notizie, si sa, non arrivano mai da sole. Sempre oggi l’Inps rende noto che a luglio sono state autorizzate complessivamente 115,7 milioni di ore di cassa integrazione guadagni: +21,3% rispetto allo scorso mese di giugno, quando sono state autorizzate 95,4 milioni di ore, e +44,2% rispetto al mese di luglio 2011, nel quale furono autorizzate 80,3 milioni di ore.

”Sono dati che dimostrano due cose – dichiara il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua – innanzitutto che il sistema produttivo mostra ancora forti segni di debolezza; si poteva sperare che il 2010 fosse stato il punto più basso della crisi, e infatti nel 2011 il ricorso alla cig è stato leggermente frenato. Nei primi sette mesi del 2012 invece dobbiamo registrare un incremento sul 2011. In secondo luogo di fronte a questi dati, l’Istituto, tramite i suoi dipendenti, ribadirà l’impegno, già profuso in questi anni, al servizio dei cittadini, per assicurare le prestazioni nel tempo più breve possibile”.

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