Forse un aiutino per abbassare lo spread ci potrebbe servire

Monti_Mario_slider_bisSe dovesse accadere, anche l’Italia sarebbe commissariata, come è già successo al Portogallo e alla Grecia

 

ROMA – Potrebbe essere l’ultimo atto di una strategia che Monti ha inaugurato otto mesi fa e che subisce un’accelerazione per il pericolo di elezioni anticipate. Se alla politica venisse in testa di riprendersi i poteri costituzionali democraticamente conferitigli dal popolo e pensasse di ridiscutere l’“agenda Monti”, il premier si porta avanti col lavoro e prima di andarsene “commissaria” di fatto l’Italia chiedendo aiuto al fondo comunitario anti spread.

“Ora l’Italia non sembra aver bisogno di aiuti, ma forse saranno necessari in relazione alla lentezza con la quale i mercati comprendono gli sforzi compiuti e i risultati raggiunti”. E’ l’editto montiano con cui si annuncia che in qualsiasi momento, senza bisogno di alcuna autorizzazione parlamentare, in assoluta discrezionalità, il governo potrebbe chiedere all’Ue di dargli una mano per proteggerlo da quegli stessi attacchi della finanza internazionale, contro i quali – ma questo è un particolare trascurabile – lui era stato chiamato a salvarci.

Poco importa dunque che una richiesta di aiuto di questo genere suonerebbe come una clamorosa ammissione di fallimento del mandato ricevuto. La cosa preoccupante è che se si mettono insieme le tessere degli ultimi interventi di Monti, dalla causa del nervosismo dei mercati imputata alla “incertezza del quadro politico” che uscirà dalle prossime elezioni alla ripetuta (e poco credibile) indisponibilità a succedere a se stesso alla guida del futuro governo, si capirebbe forse meglio lo scopo ultimo di questa ammuina.

Pura dietrologia? Può darsi, ma l’idea di mettere sotto tutela l’Italia le cui scelte da quel momento in avanti dovrebbero passare preventivamente al vaglio degli organismi sovranazionali (solo “La Repubblica” e gli scudieri del premier si consolano “con l’aglietto” che potrebbe non essere la troika Fmi-Ue-Bce a dettarci i compiti, ma “solo” i revisori della Ue) è perfettamente coerente con la cultura bocconiana della democrazia.

A questo peraltro si potrebbe aggiungere, sempre per pensar male, il corollario niente affatto trascurabile che, quando i burocrati di Bruxelles e i banchieri di Francoforte dovessero scegliere il commissario straordinario per il nostro Paese, chi meglio di Lui potrebbe assolvere a tale compito che gli si attaglia alla perfezione?

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