Tavolino selvaggio? Tutta colpa di costi e burocrazia kafkiana

tavolino_selvaggioSecondo la Fipe ci vogliono 6 mesi per una licenza ‘d’oro’ da 400 euro a mq. La replica del presidente Corsetti

ROMA – Tavolino ‘selvaggio’? Tutta colpa di costi alle stelle e burocrazia kafkiana. Almeno così la pensano molti dei pubblici esercizi della Capitale, che, soprattutto nel centro di Roma, si trovano a dover lottare contro una concorrenza spietata per vincere la caccia all’ultimo turista in questi tempi di crisi sempre più nera.

Il j’accuse è di Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio, che denuncia i tempi ‘ biblici’ per ottenere una licenza, anche sei mesi. E spiega: nel frattempo competere con i locali che hai a fianco diventa un’impresa quasi disperata. Il tutto per arrivare poi a pagare anche 400 euro al metro quadro all’anno, cifra standard per quasi tutte le zone della città: dal Tridente all’Eur.

“Il tavolino fuori dai locali è una grande opportunità commerciale perché stimola i consumi, oltre ad essere, ormai, una tradizione romana apprezzata da residenti e turisti – spiega all’Adnkronos il presidente di Fipe-Confcommercio Roma, Nazareno Sacchi. E se l’abusivismo è un tasto dolente che trasforma una questione economica-commerciale in un problema di natura amministrativa, il presidente romano della Fipe si difende dicendo che “gli esercenti non vogliono essere abusivi, ma l’attuale normativa è così farraginosa e arcaica da diventare un ostacolo alla regolarizzazione dei tavolini”.

“Il problema – dice Sacchi – è di natura burocratica e noi abbiamo chiesto di rivedere la legislazione: per ottenere la licenza ‘regolamentare’ ci vuole troppo tempo, anche sei mesi, e spesso i commercianti sono costretti a scegliere tra l’abusivismo e la chiusura, perché la concorrenza e’ spietata e, se i locali accanto al tuo hanno i tavolini, non hai scelta. Alleggerire la legislazione per renderla più efficiente è il primo passo da compiere”. “Poi – ammette il presidente Fipe – ci sono anche quelli che lo fanno per evitare di pagare la tassa per l’utilizzo di suolo pubblico che è, comunque, molto alta. Più di 400 euro per metro quadro all’anno sono, infatti, troppi; soprattutto se si pensa che il prezzo è uguale in molte zone della città: un metro quadro a Piazza Navona costa come uno in Viale America, questo non è accettabile”.

“Sarebbe opportuno – aggiunge Sacchi – riclassificare le strade perché è chiaro che esistono zone turistiche con maggiore affluenza rispetto ad altre zone, sempre belle, ma periferiche, che ne hanno decisamente meno. E’ necessario farlo anche perché chi mette i tavolini in maniera abusiva per eludere i pagamenti – ed è una minima parte dei gestori – permette di sollevare le polemiche nei confronti di qualcosa che, invece, potrebbe agevolare i consumi. E’ legittimo che la Fipe chieda di velocizzare i tempi burocratici, ma l’associazione deve far rispettare le regole per poi poter pretendere soluzioni”. Il presidente del I Municipio di Roma Capitale, Orlando Corsetti, porta avanti la sua battaglia contro il ‘tavolino selvaggio’ da anni e risponde così, all’Adnkronos, alle osservazioni di Sacchi.

Dal canto suo, Corsetti dice che “è fin troppo vero che il problema esiste e sono due anni e mezzo che chiedo al sindaco di Roma di attuare un programma, basato su tre punti, per risolvere una volta per tutte la questione legata ai tavolini selvaggi. Vogliamo che le pene per gli abusivi siano più severe, fino ad arrivare a bloccare l’attività per un giorno; chiediamo personale per dare risposte veloci a chi apre un’ attività e vuole usare i tavoli all’ esterno; pretendiamo uno sportello informativo di supporto a chi voglia informazioni sull’ occupazione di suolo pubblico”.

“Vogliamo – spiega – che un commerciante si relazioni con uno sportello in Municipio per concordare la disposizione dei tavoli. Dopo l’incontro, accettata la proposta, il ristoratore puo’ autocertificare l’accordo e utilizzare, già da subito, i tavolini, in attesa dell’ approvazione definitiva. Questo si puo’ fare, pero’, solo con pene severe perché chi non rispetta le regole deve pagare”.

La proposta dell’autocertificazione renderebbe il percorso burocratico più veloce, anche perché nonostante il Municipio abbia “accelerato i tempi in maniera pazzesca, sono troppe le istituzioni che devono approvare le autorizzazioni. Noi – spiega Corsetti – abbiamo imposto che tutti ai rappresentanti di queste istituzioni di incontrarsi una volta alla settimana per studiare le richieste che arrivano in Municipio, ma sono il 92% di tutte quelle di Roma ed è difficile studiarle tutte velocemente”.
“L’autocertificazione – continua il presidente del I Municipio – sarebbe una buona soluzione, ma spetta alla giunta comunale affrontare questo tema e legiferare, anche se questi temi sono in agenda da molto ma slittano parecchio”.

E dal punto di vista dei costi Corsetti lancia un’altra proposta che va incontro alle esigenze di esercenti e residenti. “Mi impegno, già da domani – dice – a reinvestire il canone annuale che viene pagato per l’utilizzo del suolo pubblico nella riqualificazione delle strade del I Municipio. La Fipe raduni gli imprenditori, anche di una sola strada, ed io mi impegno a dar vita a questa proposta che sarebbe ben accolta da tutti gli esercenti e dai cittadini che spesso vedono come un ostacolo alla tranquillità i tavolini fuori dai bar”.

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