Intercettazioni: il caso ”Panorama’ riaccende le polemiche

Napolitano_bisPer il Pdl serve subito una legge. Così come per l’Udc. Battibecco tra Bersani e Di Pietro. L’opinione del sindacato dei giornalisti

ROMA – Il ‘caso Panorama’ riaccende la polemica politica sul ddl intercettazioni, impantanato da tempo alla Camera. L’articolo del settimanale della Mondadori sui presunti contenuti dei colloqui telefonici tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e l’allora ministro dell’Interno, Nicola Mancino, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Palermo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, offre al Pdl l’occasione per tornare a chiedere che venga votata al più presto una legge che possa regolamentare l’uso e la pubblicazione delle intercettazioni.

Si ravviva quindi la partita giustizia in Parlamento, che si continua a giocare sempre su due fronti: da un lato il ddl anticorruzione fermo al Senato e dall’altro appunto il ddl intercettazioni. Nei giorni scorsi infatti il Pdl, per bocca del presidente dei senatori, Maurizio Gasparri, aveva sollevato dubbi sul ddl anticorruzione minacciando di non votare la fiducia sul provvedimento se fosse rimasto nella versione della Camera. Bisogna ricordare che il partito di Berlusconi ha sempre detto che il ddl anticorruzione poteva passare solo contestualmente alla riforma degli ascolti e alla responsabilità civile dei magistrati. Fatto sta che la legge sulle intercettazioni da mesi giace alla Camera poiche’ il testo, frutto della mediazione della finiana Giulia Bongiorno, era stato a suo tempo stoppato da Berlusconi. E sempre in questo stesso testo ci sono contenuti che il Pd ha bocciato, tanto da aver chiesto al governo di formularne uno nuovo. Adesso è lo stesso Gasparri che chiama in causa direttamente il Capo dello Stato per accelerare e arrivare quanto prima all’approvazione della legge sulle intercettazioni: ”Napolitano – afferma – puo’ contribuire alla soluzione”.

Il segretario del partito, Angelino Alfano, approfitta dell’occasione data da ”Panorama’ per ricordare che il Pdl è stato ”contro ogni abuso delle intercettazioni e della loro pubblicazione quando a subirle e’ stato il presidente Silvio Berlusconi e per questo abbiamo proposto una legge che le regolasse, impedendo distorsioni, elusioni e violazioni. La pensiamo allo stesso modo anche oggi che a subire gli abusi e’ il presidente della Repubblica Napolitano. Siamo sempre dalla stessa parte: dalla parte della civiltà, del diritto e delle regole”.

Da Berlusconi invece arriva un silenzio prevedibile, ma chi ha avuto modo di parlargli racconta di un ex premier dispiaciuto per Napolitano: ”Io non c’entro niente con quello che scrivono i miei giornali”, avrebbe detto, ma adesso ”anche Napolitano si accorgerà cosa vuol dire stare sulla graticola, essere alla merce’ di pm pronti a tutto, essere esposti alla gogna delle intercettazioni. Quando la chiedevo io una legge mi hanno boicottato in tutti i modi, e dal Quirinale non ci hanno aiutato…”.
Per il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, ”questa vicenda conferma la necessità di disciplinare l’uso delle intercettazioni”. Per il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, è ”assolutamente indispensabile regolarle per legge”. Enrico Costa, relatore alla Camera, sostiene: ”Va approvata senza esitazioni perche’ sono i continui abusi a minare la credibilità di questo importante mezzo investigativo. Solo una legge chiara potrà far sì che le intercettazioni siano usate ai fini processuali e non a fini di gossip, o, peggio ancora, per altri obiettivi”.

Non solo il Pdl ma anche il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, giudica ”incivile” e ”primitivo” pubblicare conversazioni private del Capo dello Stato sui giornali. Auspicando in tempi rapidi una legge sulle intercettazioni, Casini osserva che ”se Prodi e Berlusconi che avevano due governi di segni e colori diversi avevano affrontato nello stesso modo il tema delle intercettazioni vuol dire che questa è una questione di democrazia, di rispetto delle regole di una democrazia liberale”. Lo stop arriva da Donatella Ferranti, capogruppo Pd nella commissione Giustizia, per la quale ”chiunque sa di diritto, sa anche che la disciplina delle intercettazioni telefoniche non ha niente a che fare con l’aggressione tentata da alcuni contro il Quirinale e da questo fermamente respinta. Dunque sollevare di nuovo il tema della riforma delle intercettazione e’ solo strumentale”.

Anche sul tema intercettazioni non poteva mancare un battibecco tra il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro. Per l’ex pm ”se le intercettazioni di cui si parla non hanno rilevanza penale Napolitano ne renda noti i contenuti senza sollevare il conflitto di attribuzioni di fronte alla Corte costituzionale”. Per Bersani, che chiude nuovamente a un’alleanza con l’Idv, ”le dichiarazioni di Di Pietro su Napolitano sono inaccettabili. Devono tirare giù le mani dal presidente della Repubblica. E’ una cosa vergognosa”. Il capogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova, parla di ”uno scontro sguaiato e sgangherato come quello che vorrebbe inscenare Di Pietro”. Preoccupazione in materia di intercettazioni anche dal sindacato dei giornalisti.

Il segretario della Fnsi, Franco Siddi, afferma: ”Se si vuole fare una legge a tutela delle garanzie della funzione della massima carica della Stato la si faccia anche per il prestigio e le giusta guarentigie del garante dell’unità, della coesione nazionale e della Carta Costituzionale. Se si vuole invece davvero – e qualcuno ci tiene davvero – pensare alle tutele dei cittadini e dei loro diritti umani e civili, per quanto riguarda la stampa, non pensi a ‘bavagli’ ma prenda in carico le proposte responsabili del sindacato unitario dei giornalisti per l’istituzione del garante per la lealtà e la correttezza dell’informazione e per la riforma dell’ordinamento professionale”.

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