Dritti contro il muro della disoccupazione

Crash-test-sliderErrori e divagazioni del governo Monti. Sul lavoro l’esecutivo può saltare. Attesa per gli incontri con le parti sociali

ROMA – “La crisi economica è troppo seria per lasciarla fare ai professori”, si dovrebbe dire parafrasando l’aforisma del vecchio premier francese Georges Clémenceau (1917).

Il governo Monti infatti sembra andato in confusione totale. Non gliene va bene una: un giorno esulta per l’emissione di Bot e Btp e il giorno dopo piange perché lo spread con i titoli tedeschi non smette di salire; la riforma del lavoro è passata, ma le associazioni dei capi del personale e dei consulenti del lavoro (non solo quindi i sindacati dei lavoratori) denunciano che la flessibilità in entrata inciderà negativamente “sul rinnovo dei contratti a termine in scadenza, sulla prosecuzione dei rapporti di lavoro per le partite iva e sul lavoro a chiamata”; i consumi crollano a livelli del secolo scorso lasciando dietro di sé le macerie di decine di migliaia di esercizi commerciali (e relativi dipendenti); la concertazione con le parti sociali viene indicata come una delle cause dei nostri mali, ma alla disperazione la Fornero si aggrappa alle stesse parti “che dovrebbero migliorare la loro disponibilità”; si sbandiera come una conquista la costituzione di una srl al costo di un euro, ma poi si scopre che le banche per dare un fido al giovane imprenditore gli chiedono, come prima, garanzie immobiliari o l’avallo di papà.

Ma è la disoccupazione – come denunciavamo su queste stesse pagine qualche giorno fa – il muro contro il quale il governo sta per schiantarsi. Oramai la boa dell’11% è lì per essere doppiata, mentre per i giovani si viaggia oltre il 35%. Il bollettino di guerra dell’Istat, fermo ai dati luglio, dà comunque un quadro drammatico ed inarrestabile dell’escalation dei senza lavoro. Il numero dei disoccupati si avvicina paurosamente ai 3 milioni (2.764.000). Su base annua le persone in cerca di occupazione aumentano del 33,6% (695 mila unità). Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è pari al 35,3%, in aumento di 1,3 punti percentuali rispetto a giugno e di 7,4 punti nei dodici mesi. Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 618 mila e rappresentano il 10,2% della popolazione in questa fascia d’età.

Ma la realtà attuale e quella prossima ventura (le banche, lo stabilimento Fiat di Cassino, l’Alcoa e le decine di altre aziende in stato di crisi) sono anche peggiori di come le si descrivono e dipingono un autunno carico dei colori foschi della tempesta.

E il governo? Dopo essersi trastullato con la tassazione delle bibite frizzanti e il piano aeroporti (di cui non frega niente a nessuno e non porterà un posto di lavoro in più), non soddisfatto di aver portato il Paese ad una recessione che solo quest’anno ci farà perdere il 2,5 del pil, si ostina a non recedere dal suo unico obiettivo, cioè la riduzione del debito pubblico e il pareggio di bilancio, costi quel che costi.

Qualcuno, tra cui diversi premi Nobel, ha tentato di spiegargli che non solo la recessione continuerà a mangiare migliaia di posti lavoro, deprimendo ancora consumi e investimenti, ma crescerà addirittura il rapporto debito-pil dal momento che diminuendo il denominatore della frazione (il pil) il risultato non potrà che peggiorare, per quante dismissioni o svendite del patrimonio pubblico uno possa realizzare sul lato del nominatore della stessa frazione (il debito pubblico).

Il presidente della Federal Reserve americana, Ben Bernanke, l’altro giorno a Jackson Hole lo ha detto in termini che più chiari di così non si può: “L’alto numero di persone senza lavoro è una grave preoccupazione, non solo per le enormi sofferenze e lo spreco di talenti umani che comporta, ma anche perché gli elevati livelli di disoccupazione creano un danno strutturale alla nostra economia che può durare per anni”.

Da noi invece si procede in senso opposto a quello che la dottrina economica e la storia ci insegnano. Se si pensa di avvicinare la fine del tunnel affidando a Bondi-Mani di forbici la soluzione dei problemi recessivi si vede che siamo ancora al buio completo. Per questo siamo curiosi di sapere che cosa Monti racconterà dopodomani sull’argomento alle associazioni imprenditoriali e ripeterà l’11 ai sindacati (e la stessa curiosità l’abbiamo per le risposte che gli interlocutori daranno).

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