Bene la Bce, ma parliamo delle condizioni

Draghi_sliderMolti dubbi sulle condizioni vincolanti dei prestiti. Le regole stabilite dai funzionari (tedeschi) di Eurotower

 

 

ROMA – Listini azionari alle stelle, banche euforiche, spread in caduta libera sotto quota 350, speculazione finanziaria in (momentaneo) ripiegamento. Si festeggia su tutte le piazze finanziarie europee la decisione della Bce di acquistare in quantità illimitata obbligazioni degli Stati che ne facciano richiesta al prossimo fondo di salvataggio (Esm).

E’ giustificato tanto entusiasmo? Sicuramente sì, per tutta una serie di ragioni che vanno dalla sconfitta dell’intransigenza tedesca (il presidente della Bundesbank è stato l’unico a votare contro il provvedimento) al deterrente nei confronti della speculazione, dal rafforzamento delle funzioni della Bce all’ombrello protettivo per gli Stati in difficoltà.

Ma come in tutte le terapie, anche per quelle finanziarie ci sono effetti collaterali? Sicuramente sì e non sono affatto trascurabili. In questo anche Draghi è stato chiarissimo: “Gli interventi della Bce avverranno solo sulla base di condizioni stringenti (enhanced in inglese) ed efficaci”. Su questo punto ci sono interpretazioni diverse che possono cambiare radicalmente l’impatto delle nuove misure.

Anche lo statuto dell’Esm non chiarisce questo passaggio chiave, disponendo che “tali condizioni  possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite”. E anche su chi deve effettuare i controlli lo statuto non è affatto chiaro: “La Commissione europea – di concerto con la Banca centrale europea e, laddove possibile, insieme al Fmi – ha il compito di monitorare il rispetto delle condizioni cui è subordinato il dispositivo di assistenza finanziaria”.

Rispunta dunque il fantasma della troika (Commissione Ue, Bce e Fmi) dal cui giudizio, come nel caso della Grecia, dipendono le sorti di un Paese? Già questo interrogativo può essere inquietante, come lo è, per esempio, per il premier spagnolo Mariano Rajoy che vuole vederci chiaro prima di chiedere aiuto alla Bce.
Ma il problema vero è a monte: chi stabilisce le regole che poi il controllore dovrà controllare? Il memorandum d’intesa che accompagnerà ogni intervento di soccorso della Bce dovrà contenere precise “condizionalità” (questo cacofonico neologismo inventato da qualche traduttore improvvisato) a cui lo Stato richiedente dovrà tassativamente attenersi.

Ma così si entra a gamba tesa nel vivo delle scelte politiche che ciascun governo effettua con i propri programmi pluriennali, sia pure all’interno di una cornice di principi di base condivisi a livello europeo. E invece quei memorandum vengono redatti a Francoforte dai funzionari della Direzione generale Economia della Bce (dove peraltro la prima linea di funzionari è composta in prevalenza dal tecnici tedeschi).

“Legando i Paesi che chiedono aiuto al rispetto di precise condizioni – ci ricorda Lucrezia Reichlin – la Bce deve entrare in temi economici che vanno molto al di là di quelli che competono alla politica monetaria”. Si stabilisce infatti una relazione “incestuosa” tra politiche monetarie e politiche di bilancio che può compromettere sia l’indipendenza della Banca centrale europea da un lato, sia la sovranità degli Stati dall’altro.

Su questo punto centrale – auspicano molti osservatori – è necessario che si apra al più presto anche  in Italia un dibattito aperto sui costi e sui benefici di un’eventuale richiesta di aiuto all’Esm. Altrimenti qualcuno potrebbe essere tentato di compiere autonomamente quel passo per ipotecare la politica del governo che verrà dopo Monti.

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