Scommesse, no del Tribunale a maxi-risarcimento Stanleybet

giustizia-sliderInammissibile la richiesta da 1,5 mld. Il bookmaker: “Mancato risarcimento grave caso di malagiustizia”

 

ROMA – Nessun risarcimento per Stanleybet da parte del Governo italiano. La richiesta di 1,5 miliardi inviata dal bookmaker inglese nel maggio 2010 e discussa di fronte al Tribunale Civile di Roma, è stata dichiarata inammissibile dal giudice Alfredo Matteo Sacco. La società inglese – si legge nella sentenza della Seconda Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Roma – è stata anche condannata a pagare immediatamente 750 mila euro per le spese processuali.

Il punto, spiega il giudice, è che per questo tipo di controversia non può entrare in gioco la Giurisdizione Ordinaria. Stanleybet si è mossa contro l’adozione di innumerevoli provvedimenti amministrativi, una materia che però “è attribuita in via esclusiva al Giudice Amministrativo, che ha cognizione sulle correlative domande risarcitorie”. La richiesta di Stanleybet non è dunque ammissibile, poiché la richiesta in esame non è di competenza del Tribunale Ordinario.

La vicenda, riferisce Agipronews, era iniziata più due anni fa, quando Stanleybet aveva avviato un’azione legale inviando una richiesta di risarcimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per “danni diretti, perdita di profitti, perdita di opportunità commerciali e danni di immagine” maturati nel corso del periodo che va dal 1998 al 2006, anni nei quali l’accesso di Stanley al mercato italiano era stato impedito da “misure prese dal Parlamento, dall’Amministrazione e dalla Magistratura contrarie alla normativa comunitaria”. La richiesta di 1.533 milioni di euro era stata così motivata: 887,2 milioni di profitti persi, 29,3 milioni per danni accessori e spese, 362,2 milioni persi per mancate opportunità di sviluppo commerciale (esclusione da nuovi bandi) e 254,3 milioni in danni all’immagine e alla reputazione della società.

“L’Ordinamento Europeo – si legge nella sentenza del Tribunale di Roma – consente agli Stati Nazionali di adottare ragionevoli limitazioni all’attività imprenditoriale purché finalizzate alla tutela dell’ordine e della sicurezza”. Pertanto “è da ritenersi compatibile con l’Ordinamento Europeo l’istituto della concessione, che costituisce il principale mezzo di controllo utilizzato dallo Stato italiano nel settore in questione”.

Un grave caso di malagiustizia: è quanto scrive in una nota Stanleybet commentando la sentenza del Tribunale Ordinario di Roma. Con una decisione priva di qualsiasi motivazione nel merito, si legge nella nota della società, “il giudice del primo grado integra abuso del diritto e, pur restando intatta la possibilità di vittoria in appello, priva di fatto la parte Stanley del suo diritto ad un giusto processo e di uno dei tre gradi di giudizio, ritardando illegittimamente il risarcimento e compromettendo forse i colloqui in corso per la definizione stragiudiziale della materia”.

L’operatore inglese annuncia così l’appello immediato, oltre a un esposto al ministero della Giustizia, al Consiglio Superiore della Magistratura e alla Commissione Europea, più un ricorso per il caso di dolo o colpa grave per diniego di giustizia derivante dal comportamento posto in essere dal magistrato nell’esercizio delle sue funzioni.

“I numeri della sentenza – aggiunge il comunicato – sono i seguenti: il fascicolo Stanley che documenta la richiesta di risarcimento ha circa 30.000 pagine, solo tre quelle della sentenza del giudice di primo grado. La decisione è stata deliberata in data 16 febbraio 2012, esattamente lo stesso giorno della pubblicazione della sentenza Costa-Cifone: come dire che il giudice non vorrà in futuro essere accusato di non averne tenuto alcun conto. Dal 16 febbraio ad oggi sono trascorsi circa 7 mesi: come dire che il giudice ha lavorato alla scrittura della sentenza ad una media di 2 mesi e 10 giorni per pagina. Stanleybet è stata condannata alle spese per 750.000 euro, come dire 250.000 euro per pagina. Non si era mai visto, anche a parere di insigni giuristi, una così grave mancanza di rispetto per una parte in un caso già oggetto di quattro sentenze di condanna della Corte di Giustizia: tre su casi Stanley su rinvio pregiudiziale del giudice italiano e una per deferimento alla Corte di Giustizia da parte della Commissione Europea su esposto Stanley”.

La vicenda lascia il campo delle scommesse, conclude la nota, ed entra nel campo del diritto del cittadino della Comunità Europea al giusto processo da parte del sistema giudiziario dei Paesi membri dell’Unione.

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