La Corte costituzionale tedesca ha detto sì

Giudici_tedeschiVia libera dei giudici al fondo salva Stati e al Fiscal Compact. La Germania non potrà superare i 190mld di euro

 

 

ROMA – Dopo settimane di suspense i giudici hanno autorizzato, a certe condizioni, la partecipazione al fondo salva-stati e al fiscal compact. Mercati euforici e spread al ribasso.

Un applauso scrosciante all’Europarlamento ha accolto la sentenza della Corte costituzionale tedesca che, dopo settimane di suspense, stamattina a Karlsruhe ha dato il via libera al fondo salva-stati e al “fiscal compact”, condizionandolo a determinati vincoli. In particolare il contributo della Germania all’Esm non dovrà superare il tetto di 190 miliardi, se non con il parere positivo del Parlamento.

La notizia ha fatto il giro immediato di tutte le cancellerie e le istituzioni comunitarie, mentre i mercati stappavano bottiglie di champagne. La Borsa di Milano, così come quelle delle principali piazze europee, guadagna più dell’1% spinto dai titoli bancari. Lo spread cala di una diecina di punti e si ferma a quota 343, mentre l’euro sale fino a 1,2902 dollari, segnando il livello più alto dal 14 maggio scorso.

Nel prendere immediatamente atto della decisione dei giudici tedeschi, il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha deciso di “convocare la riunione inaugurale del board dei governatori” del nuovo fondo salvastati a margine dell’Eurogruppo che si terrà l’8 ottobre a Lussemburgo.

La Commissione Ue ha formalmente adottato a Strasburgo la proposta legislativa che istituisce il meccanismo unico di vigilanza delle banche dell’eurozona, che dà alla Bce poteri di sorveglianza sui circa 6000 istituti di credito dell’eurozona.

Nell’euforia della lettura della sentenza costituzionale, è passata quasi sotto silenzio un’altra notizia di non minore importanza. La Commissione Ue ha formalmente adottato a Strasburgo la proposta legislativa che istituisce il meccanismo unico di vigilanza delle banche dell’eurozona, che dà alla Bce poteri di sorveglianza sui circa 6000 istituti di credito dell’eurozona. Ora la proposta passa al Consiglio europeo e ci vorrà del tempo per la sua ratifica. Ma la misura è di tale portata che i singoli stati membri, e le rispettive banche centrali, avranno sicuramente da dire la loro sul delicato trasferimento di sovranità.

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