La Fiera di Roma tra vecchio e nuovo

Fiera_di_Roma_sliderIl fenomeno della subsidenza minaccia l’area della nuova opera. La variante di Prg approvata in Giunta attende ancora l’ok

ROMA – Come era da attendersi, l’estate non ha portato sostanziali novità nella situazione della Fiera di Roma alle prese con una serie di problemi non solo congiunturali. Prima della pausa infatti il presidente Mauro Mannocchi aveva denunciato con forza il progressivo aggravarsi della situazione strutturale dell’opera interessata da un fenomeno di subsidenza, cioè del lento abbassamento del suolo su cui sorge la Fiera.

Il fenomeno era conosciuto dal 2008, due anni cioè dopo la sua inaugurazione, tant’è che per la costruzione si dovettero “ancorare” le sue strutture ad una rete di pali infissi fino a 80 metri di profondità. Ma, a parte che questo accorgimento ha riguardato solo i padiglioni fieristici e congressuali mentre tutta l’area circostante continua a “sprofondare”, anche nella struttura aperta al pubblico si registrano «non complanarità dei pavimenti, deformazioni plastiche, lesioni agli elementi murari non portanti, disancoraggio parziale di controsoffitti».

Il grido di allarme di Mannocchi si fa sentire: «Il fenomeno della subsidenza, più volte denunciato, ha raggiunto livelli di estrema gravità che mettono in pericolo la stessa attività della Fiera. Le zone più esposte sono quelle delle testate primarie dei padiglioni». Le responsabilità di quanto sta accadendo ad un’opera costata oltre 300 milioni di soldi pubblici, sono chiaramente individuabili in primo luogo nei confronti dell’impresa di costruzioni del Gruppo Lamaro, il cui progetto evidentemente ha mostrato evidenti errori o sottovalutazioni.

L’allarme, dopo qualche esitazione iniziale, è stato raccolto dall’azionista della Fiera, la “Investimenti SpA”, che ha deciso di procedere giudizialmente nei confronti dell’impresa romana per il risarcimento dei danni, o quantomeno per la revisione degli accordi contrattuali di manutenzione, particolarmente onerosi proprio a causa dei fenomeni di abbassamento dei terreni.

Ma le questioni aperte sul tavolo della Fiera non finiscono qui e investono gli equilibri finanziari legati all’investimento sostenuto, le difficoltà nel programma di marketing indotte dalla crisi economica e soprattutto la mancata valorizzazione dell’ex complesso di via Cristoforo Colombo. Quando a marzo scorso la Commissione urbanistica del Comune dette il via libera alla variante di Piano regolatore, sembrò che il provvedimento, tanto atteso dalle imprese e dalla Camera di commercio, fosse pronto per una rapida approvazione anche in Consiglio comunale.

Invece, come sappiamo, le cose non hanno fatto passi avanti. E dire che con quella variante il complesso immobiliare della Colombo sarebbe riqualificato e valorizzato con interventi – come si legge nelle linee-guida – orientati alla strutturazione di un nuovo insediamento residenziale, dotato di attrezzature commerciali e servizi pubblici suscettibili di aumentare la vivibilità dell’intero quartiere.

Senza considerare che i circa 250 milioni di euro attesi dalla valorizzazione dei terreni della ex Fiera consentirebbero a Investimenti Spa di ripianare il debito contratto con le banche per costruire il nuovo complesso sulla Portuense, completare la struttura e investire il resto nel suo rilancio. D’altronde a questa stessa operazione sono legate scelte strategiche che la holding spera di definire entro l’anno: la riconsiderazione del progetto di aprire le porte della Fiera ai privati, l’eventuale fusione di Investimenti Spa e Fiera di Roma, la valutazione dell’opportunità di costituire insieme a Eur Spa una società commerciale per mettere in rete il Palazzo dei Congressi, la Nuvola di Fuksas e la nuova Fiera, l’acquisizione di manifestazioni ed eventi che contribuiscano a consolidare sul mercato la posizione dei padiglioni capitolini.

Su tutti questi temi inerenti alla Fiera di Roma, e non solo, l’autunno dovrà necessariamente portare consiglio ai principali attori impegnati nello sviluppo produttivo della Capitale.

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