Pmi, precipitano produzioni e fatturato nel Lazio

pmiNel I semestre calano gli investimenti e l’occupazione. Tra le criticità ritardo pagamenti e insufficienza domanda

 

ROMA – Il sistema delle Pmi del Lazio registra ancora una volta un brusco peggioramento della sua performance rispetto al semestre precedente, complessivamente in termini di ordinativi, di fatturato e di produzione.

E’ quanto emerge dall’indagine che Federlazio ha svolto sullo stato di salute del sistema della Pmi del Lazio, attraverso una rilevazione su un campione di 350 imprese associate, sia manifatturiere che dei servizi. Lo studio ha riguardato il semestre gennaio-giugno 2012.

Nel corso del primo semestre 2012 il saldo di opinioni sull’andamento degli ordinativi mostra un deciso peggioramento rispetto agli esiti del secondo semestre 2011. Il saldo d’opinioni totale sugli ordinativi ricevuti, difatti, si contrae fortemente passando da -13 a -35 punti percentuali, lasciando così sul campo circa 22 punti. Un andamento negativo, ed in forte peggioramento, che non ha risparmiato nessuna delle tre macro aree geografiche (Italia, Ue ed ExtraUe), ma che ha assunto valori particolarmente elevati nel caso degli ordini ricevuti dal mercato nazionale.

Nel primo semestre 2012 è peggiorato anche l’andamento del fatturato, il cui saldo, già negativo, perde ulteriori 30 punti passando da -5 a -35, mostrando un trend analogo a quanto rilevato per gli ordinativi totali. Il saldo di opinioni sull’andamento della produzione nel primo semestre 2012 precipita a -36 dal precedente -9, confermando ed ampliando l’intensità del trend negativo iniziato nella seconda parte del 2010.

Nel primo semestre 2012 si riduce la percentuale di imprese che ha aumentato l’occupazione ed aumenta la percentuale delle imprese che l’ha ridotta. Il saldo di opinioni sull’occupazione, che perde 21 punti percentuali, assume valore negativo pari a -20, riducendosi fortemente nel corso di soli sei mesi dopo due semestri all’ insegna della stabilità.

Per le previsioni sull’occupazione, nel secondo semestre 2012, il saldo atteso crolla di 21 punti passando da -29 a -50 a causa dell’incremento della percentuale di imprese che prevede di diminuire l’ organico e dell’assenza di imprese che prevedono di aumentarlo. In tale quadro, diminuisce la percentuale delle imprese che ha manifestato l’intenzione di mantenere inalterato l’organico nel prossimo semestre, pari al 50% dal precedente 70,6%.

Sul fronte degli investimenti, il 26,9% delle imprese ha dichiarato di aver effettuato investimenti nel primo semestre 2012. Si tratta di una percentuale in calo rispetto al semestre precedente, dove era pari al 32,6%, e che delinea un trend decrescente nell’ ultimo anno e mezzo.

“Di fronte a questa constatazione – sottolinea Federlazio – non è più rinviabile una netta e decisa azione verso l’attivazione di politiche dal lato della domanda. Nessun intervento può avere probabilità di successo se non contempla una rivitalizzazione del mercato, ovvero della domanda sia pubblica che privata – continua Federlazio – Questo è il nodo principale che la politica è chiamata sciogliere. E questo può essere fatto in diversi modi. Intanto, sul fronte del mercato interno, mettendo in circolazione liquidità finanziaria, e non viceversa continuando a sottrarre risorse al sistema produttivo, attraverso un’imposizione fiscale che ha raggiunto livelli record nel contesto europeo”.

Inoltre occorre che vi sia una politica del credito meno restrittiva da parte delle banche, che debbono nuovamente reimmettere linfa nel sistema se non si vuole la completa paralisi dell’ attività produttiva, almeno da parte delle Pmi”, continua.

“Per quanto riguarda invece il mercato estero, occorre dotare di risorse finanziarie congrue gli strumenti legislativi esistenti (nazionali e regionali), che facilitano l’ingresso e la permanenza delle Pmi nei mercati internazionali – prosegue Federlazio – In secondo luogo sostenere in modo deciso, in termini finanziari e non solo, quegli organismi come i consorzi per l’export che svolgono in quest’ambito una funzione indispensabile. Il recente ‘ decreto sviluppo’ emanato del governo sembra mostrare un po’ più di attenzione sotto questo profilo, ma occorre uno sforzo più netto anche a livello regionale”.

“In definitiva, oggi abbiamo di fronte a noi un quadro di una durezza e di un’asperità come mai avevamo conosciuto prima, con un tessuto produttivo che si sta depauperando e una crisi occupazionale che ha toccato punte di vera drammaticità, denuncia Federlazio.

“Ciononostante gli imprenditori vogliono continuare a lottare, vogliono andare avanti e avere fiducia nella propria azienda – conclude – Ma le istituzioni di governo a tutti i livelli devono avere consapevolezza dell’ assoluta singolarità del momento che stiamo vivendo e dunque della ‘ non convenzionalità’ degli strumenti e dei comportamenti da mettere in campo. Forse non sappiamo se questa condizione sarà anche sufficiente, ma di certo sappiamo che dovrà essere una condizione necessaria se vorremo uscire da questa crisi”.

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