Consob sotto un bombardamento di critiche

Consob_sliderI sindacati contestano le integrazioni al piano di riorganizzazione. Sotto accusa parentopoli, nomine clientelari

 

 

ROMA – I sindacati sparano a pallettoni contro la gestione della Consob di Giuseppe Vegas e il sen. Lannutti (Idv) ci aggiunge il carico da 90 con un’interrogazione al ministro dell’economia in cui giudica l’operato del gruppo dirigente dell’Authority “disastroso e lesivo dei diritti dei risparmiatori perché allineato ai desiderata di banche ed imprese vigilate”.

La pesante offensiva nasce da un’iniziativa unitaria delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, Cgil, Uilca e Falbi (il sindacato della Banca d’Italia), che hanno stigmatizzato il progetto di riorganizzazione suscettibile di creare confusione e riserve anche sulla nomina di nuovi condirettori. I rappresentanti sindacali infatti non condividono la delibera firmata da Vegas lo scorso 25 luglio e immediatamente ritirata perché adottata senza consultazione preventiva coi sindacati. Il progetto prevedeva la creazione di tre “aree funzionali”, sotto cui raccogliere le diverse divisioni, da affidare al coordinamento del direttore generale Caputi. Cgil e Uilca parlano di un “proliferare di livelli gerarchici decisionali”, mentre la Falbi paventa il pericolo di sovrapposizioni sull’”attività di vigilanza” tra direttore generale e funzionari.

Nel mirino dei contestatori c’è anche la nomina senza concorso a condirettore di Gabriele Aulicino, ufficiale di capitaneria di porto in servizio all’ufficio legislativo del Ministero dell’Economia, destinato a prendere le redini dell’Ufficio attività parlamentare della Consob. La scelta, ricorda la Falbi, è stata motivata con le “necessarie conoscenze. Risulta difficile immaginare che una procedura di selezione trasparente possa prevedere, tra i requisiti, il numero di conoscenze (…)”. Non condivisa, infine, la collocazione dell’ufficio Analisi quantitative sotto la Divisione mercati, che comporterebbe il ridimensionamento degli analisti finanziari della Consob “rispetto alla natura trasversale” dei loro compiti, fino ad ora al servizio di tutta la Commissione».

Ad abundantiam, viene giudicata inspiegabile anche la scelta di smantellare le struttura di supporto alla Camera di Conciliazione e Arbitrato che sino ad oggi aveva così proficuamente operato. Non potendo supporre che la scelta sia dettata dal desiderio di “addomesticare” l’attività della nuova Camera (che, si ricorda, è ora composta da personale interno alla Consob e, quindi, dipendente dalla Commissione), meglio sarebbe stato dare continuità all’azione sino ad ora svolta.

Ma al di là dei singoli episodi, la critica dei sindacati finisce con l’assumere caratteri decisamente politici. “Con preoccupazione stiamo assistendo a una Consob che, da mesi, nella migliore delle ipotesi, vive in modo ‘passivo’ il suo ruolo di tutela del pubblico risparmio. Essa, infatti, è de facto assente dai tavoli nazionali e internazionali ove vengono assunte le decisioni di coordinamento di policy e dove vengono approntati i rimedi con cui fronteggiare la grave crisi finanziaria che stiamo vivendo. Troppo spesso l’azione della Consob ha seguito, in ritardo, l’operato della magistratura, quasi che vi fosse bisogno di un ‘incentivo’ esterno per attaccare quei poteri forti che cercano di scaricare i danni, da loro stessi prodotti con l’avallo di certa malapolitica, sulle spalle e nelle tasche dei risparmiatori”.

A questa “latitanza” verso l’esterno, per contro, fa riscontro un grande “attivismo interno”: continue riorganizzazioni, assunzioni a contratto di personale di “fiducia”, assunzione di decisioni palesemente illegittime, scelte non conformi a criteri di efficienza, ingessamento della struttura amministrativa con incremento dei livelli decisionali, creazione di nuovi uffici (di dubbia utilità) con incremento dei centri di costo.

Il quadro derivante dall’inattivismo e dal mancato rispetto delle regole che affligge l’operato della Commissione Vegas è aggravato- secondo il sen. Lannutti – da alcuni “peccati originari”, La Consob deve essere, in primo luogo, indipendente. Mal si è conciliata con tale prerequisito, la scelta dell’on. Vegas che, già nominato Presidente della Consob, decise di votare una fiducia squisitamente politica (se non “personale”) al Governo Berlusconi. Inconciliabile, sempre con l’indipendenza della Consob e con i conseguenti vincoli imposti dalla Legge 216 del 1974, la scelta di un direttore generale che, all’atto della sua nomina, ricopriva molti altri incarichi (alcuni dei quali in palese conflitto d’interessi) che persistono o che comunque sono stati mantenuti per lungo tempo dopo le sue due nomine (si ricorda che Caputi prima è stato assunto come Segretario Generale o poi come Direttore Generale).

Ciò premesso, considerato che, a giudizio dell’interrogante, non risultano chiari i criteri con cui la Consob effettua le promozioni, dato il proliferare di livelli gerarchici decisionali, nonché il pericolo di sovrapposizioni sull’attività di vigilanza tra direttore generale e funzionari, sussiste il dubbio che alcune nomine possano essere di stampo clientelare, poiché basate su raccomandazioni, a riprova di un degrado della Commissione, attraversata dagli scandali, dalle varie parentopoli e dalla omessa vigilanza sui crac finanziari ed industriali che hanno penalizzato i piccoli azionisti ed investitori, a cominciare dallo scandalo Premafin Ligresti.

Il senatore dell’Idv chiede pertanto di sapere se il Governo sia al corrente della gestione della Consob (a parere dell’interrogante disastrosa), aggravata da un nuovo progetto di riorganizzazione che rischia di generare uno stato di confusione e conseguente malessere, nonché quali misure urgenti il Governo intenda adottare per restituire trasparenza, rigore e serietà alla Consob.

Essendo l’interrogazione di Lannutti rivolta al ministro dell’Economia, la Commissione, com’è nella prassi, fornirà all’interrogato tutti gli elementi utili alla risposta scritta, se e quando Grilli (o chi per lui) ne farà richiesta.

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