L’appalto del Comune per l’assunzione di personale

Campidoglio_slider300mila domande per 22 procedure selettive. La scelta affidata a una società contestata al Tar

ROMA – In un’interrogazione dell’aprile scorso il senatore dell’Idv, Stefano Pedica, rilevava alcune irregolarità in 22 procedure selettive pubbliche avviate a suo tempo dal Comune di Roma Capitale per assunzione di personale in vari profili professionali.

A causa dell’elevato numero di domande pervenute (circa 300 mila) l’amministrazione decideva di indire una gara pubblica per l’organizzazione delle selezioni. L’appalto doveva essere aggiudicato all’offerta economicamente più vantaggiosa, con un importo a base di gara pari a 2 milioni di euro. La lettera di invito precisava che si sarebbe proceduto all’apertura dei plichi in seduta pubblica.

Si erano presentate cinque imprese: la Cnipec, Praxi, RTI Ambire, Team Consulting e Selexi. Il 28 giugno dell’anno scorso la gara fu aggiudicata alla società Praxi SpA, nota alle cronache – aggiunge Pedica – per lo scandalo di «parentopoli» delle selezioni Atac. Nell’occasione non si era provveduto all’apertura né delle offerte tecniche né della documentazione amministrativa, contrariamente a quanto era stato previsto nel disciplinare di gara e nella lettera di invito.

Contro il provvedimento di aggiudicazione la società Selexi ha presentato ricorso al Tar in quanto l’impresa vincitrice dell’appalto “risulterebbe priva di determinati requisiti previsti dal bando di gara, in particolare quello relativo al fatturato degli ultimi tre esercizi per servizi analoghi al settore oggetto della gara”. Il Tribunale amministrativo ha fissato l’udienza per la discussione di merito al prossimo 3 ottobre.

Nel frattempo il ministro della Funzione pubblica, Patroni Griffi, ha risposto al senatore Pedica, assolvendo di fatto la condotta dell’Amministrazione capitolina dagli addebiti. Sul punto dell’apertura pubblica delle offerte, infatti, il ministro fa sua la posizione della direzione comunale che attesta come “la competente commissione di gara, in conformità a quanto previsto dal bando di gara, constatato che i plichi giunti sono sigillati in modo idoneo a garantire la inalterabilità degli stessi e che comunque non si rileva alcun segno di effrazione o alterazione, (…) dichiara aperta la seduta e procede all’esame dei n. 4 (quattro) plichi pervenuti”. In realtà, stando alla lettera del disciplinare di gara e di quanto rilevato dal parlamentare dell’Idv, l’apertura pubblica delle offerte è cosa diversa dalla mancanza di “segni di effrazione o alterazione” sulle buste.

Comunque, riguardo all’altro punto contestato dell’avvio delle prove d’esame prima della pronuncia nel merito da parte del Tar, Patroni Griffi rileva che “l’Amministrazione capitolina ha attuato tale scelta in ragione dell’indifferibile necessità di procedere tempestivamente all’avvio e alla conclusione delle procedure selettive in argomento”.

Stando così le cose, la conclusione della risposta ministeriale non poteva che “non riscontrare, allo stato, profili di illegittimità in relazione alla procedura seguita”. Resta ora soltanto da sapere se l’interrogante si riterrà soddisfatto della risposta dell’interrogato.

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