Lo strabismo del governo sul farmaco

Passera_sliderLe misure dell’esecutivo mettono in ginocchio l’industria. Le ‘big pharma’ che lasciano il Paese


ROMA – Il copione industriale del governo è sempre lo stesso: prima mazzate, poi dichiarazioni e promesse di “radiosi” sviluppi. Questa volta è toccato all’industria farmaceutica, appena uscita con le ossa rotte dalla spending review e messa definitivamente ko dal decreto Balduzzi.

Una sola delle misure prese dall’esecutivo, la prescrizione sulla ricetta del solo principio attivo anziché del medicinale specifico, ha fatto perdere in pochi giorni almeno il 10% del fatturato di farmaci “griffati”. E’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso, “una misura oltretutto – dice il presidente di Farmindustria – che non porta un centesimo di risparmio allo Stato”. Ma forse lo porta al cittadino? “Nemmeno, perché già oggi lo Stato mette a disposizione del cittadino il farmaco generico, il medico è tenuto a dirgli che c’è e altrettanto deve fare il farmacista. A quel punto è il cittadino, informato, che sceglie liberamente”.

Intendiamoci, nessuno verserà lacrime per le povere “big pharma” multinazionali che dopo aver fatto il pieno di contributi pubblici per la ricerca hanno già iniziato da tempo la ritirata dall’Italia. Tuttavia una politica industriale di settore che cambia ogni sei mesi le regole di mercato, che non fornisce alcun quadro di riferimento alla pianificazione produttiva, che si inventa pesi e balzelli senza alcuna razionalità, è obiettivamente un invito, tra i più convincenti, ad abbandonare il nostro Paese.

E infatti il presidente degli industriali farmaceutici, Massimo Scaccabarozzi, non si fa pregare: “Così ci costringono a disinvestire e a spostare altrove le produzioni. Con tanti saluti per l’export e per l’occupazione. Mi domando: chi fa le leggi, ha colto gli effetti che colpiscono la farmaceutica un giorno sì e l’altro pure?”. E in realtà nel giro di pochi anni, sommando tra loro le varie leggi finanziarie e gli interventi spot sul settore, si raggiunge un ammontare di tagli che supera i 15 miliardi. La perdita del 3,8% registrata dalla produzione farmaceutica nel primo semestre 2012 rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso è solo una delle conseguenze.

La crisi che colpisce il settore si fa sentire in maniera ancor più drammatica nel Lazio che ha già perso pezzi importanti della produzione e della ricerca industriale, come la Merk&Sharp che ha chiuso il centro di ricerche di Pomezia o la Pfizer che ha venduto lo stabilimento di Latina. E altre aziende purtroppo, come la Sigma Tau, si apprestano a ridimensionare la loro presenza, facendo salire al 25% il rischio di fuga (o di chiusura) nei prossimi 12 mesi.

Ma il bello deve ancora venire. Il giorno stesso del decreto Balduzzi che, come ricordato, ha dato un bel colpo in testa al settore farmaceutico, un altro ministro dello stesso Gabinetto Monti, quello dello Sviluppo economico, ha aperto un tavolo per “affrontare le problematiche del settore farmaceutico e individuare gli strumenti per rilanciare la crescita di un comparto che il Governo ritiene strategico per lo sviluppo dell’economia nazionale”.

Qualcuno ascoltando Passera che parlava di “driver dello sviluppo che incide sull’economia reale e impiega decine di migliaia di persone” e del governo che “intende concentrare il suo impegno per favorire il superamento delle criticità e supportare il rilancio produttivo del settore”, ha pensato ad un caso clinico di strabismo. Qualcun altro, costretto a fare buon viso a cattivo gioco, si è limitato ad auspicare che “alle intenzioni seguano i fatti in tempi brevi, perché per ora sono solo dichiarazioni d’intenti”. In effetti, sono solo canzonette.

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