Scommesse in crisi, crollano i ricavi

gioco_dazzardoA rischio mille agenzie e 4 mila lavoratori. A fine 2012 si stimano 4.650 milioni di euro per la raccolta

ROMA – Mezzo milione di euro in meno di ricavi per ogni agenzia specializzata: una crisi che mette a rischio mille punti scommessa e 4 mila lavoratori. E’ lo scenario messo in evidenza da Guido Marino, di Mag Consulenti Associati, nel corso di un incontro a Roma, in cui ha analizzato numeri e motivi della crisi delle agenzie e possibili scenari futuri.

La presenza di una rete parallela non autorizzata che raccoglie oltre un miliardo di euro di scommesse sportive è una delle cause principali di questa tendenza. “I ricavi medi  per locale specializzato nell’ultimo decennio sono crollati – ha spiegato Marino – Nel 2003 erano a 641.000 euro; nel 2012 saranno a 204.000 euro. I locali specializzati raggiungono una difficile sopravvivenza economica solo grazie agli introiti derivanti dagli apparecchi da intrattenimento”.

A questo si aggiunge il declino del gioco su base ippica, “la cui raccolta nel 2012 sarà solo un terzo di quella del 2003″, ha spiegato Marino. A questi motivi si aggiunge la concorrenza di nuovi giochi che hanno ottenuto notevole successo di mercato: l’offerta legale del 2012 è incomparabilmente più ampia di quella del 2003”.

Il nuovo bando scommesse comporterà un ulteriore iniziale allargamento della rete di alcune centinaia di negozi. Secondo Marino i ricavi unitari continueranno a scendere e “dalla seconda metà del 2013 inizieranno a chiudere i negozi con minor raccolta. Nel giro di un biennio la rete si assesterà attorno ai 1300 negozi. La rete legale avrà così perso circa 1000 punti di vendita specializzati distruggendo almeno 4000 posti di lavoro”. Ma soprattutto, avverte Marino, il rischio è che i giocatori si rivolgeranno a punti non autorizzati o comunque “con altra attività prevalente, sicuramente meno attrezzati per impostare serie azioni di contrasto al gioco minorile e patologico”.

Per evitare che questo scenario si realizzi, ha concluso Marino, lo “Stato ed Aams devono essere convinti che la presenza di una forte e radicata rete di negozi specializzati nella vendita di gioco (di cui le agenzie di scommesse sono il prototipo) è un elemento essenziale, anzi determinante, per assicurare un’offerta responsabile  e controllata. Un’adeguata copertura del territorio nazionale attraverso negozi specializzati è condizione necessaria per l’affermazione del gioco responsabile e più in generale per l’affermazione della legalità”. Per farlo è necessario che “immediatamente dopo la procedura di selezione si arresti ogni forma di offerta diversa da quella legale”.

Servirà inoltre, secondo l’analisi di Marino, rivedere l’imposizione fiscale, tassando il margine lordo, cioè il volume di gioco, ma al netto delle vincite pagate agli scommettitori. Infine, per dare una scossa al settore, è necessario che partano al più presto le scommesse virtuali “così da ampliare ulteriormente l’offerta ai clienti e difendere il gioco su base ippica che almeno blocchi ai livelli attuali il declino di queste scommesse”.

“C’è speranza se c’e volontà di uscire dalla crisi” ha detto ancora Marino, “A fine 2012 si stimano 4.650 milioni di euro per la raccolta scommesse, saremo sugli stessi valori del 2003 (4.583 milioni) ma considerando inflazione e numerosi fattori questa cifra corrisponderà a 3831 milioni. La cosa impressionante è che nel 2003 queste scommesse erano il 30 % della raccolta di gioco, ora siamo al 5,4% dunque la perdita è stata notevole”, ha evidenziato Marino. Simile quanto accaduto nella ripartizione della spesa dei giocatori negli ultimi dieci anni, che per le scommesse è passata “dal 22,7% al 5,5%. – ha proseguito Marino- il giocatore vede, tra l’altro, l’influenza del regime di imposta sulle scommesse, e nel momento in cui esiste una rete parallela, in particolare su internet,  si orienta diversamente”.

Si spiega anche così l’enorme successo di poker cash e casinò online, su cui le vincite sono intorno al 97% del giocato e le tasse sono sul 3% che resta agli operatori. “Lo Stato ha operato correttamente nella riduzione dell’imposta per portarla verso limiti di sostenibilità maggiore. L’incidenza sul mercato delle entrate erariali è passata, così, dal 12,2% al 2,2%”.

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