Sempre più giù, nel pozzo della recessione

Monti_Grilli_Catricala_sliderNetto peggioramento del Def per questo e il prossimo anno. Politica di risanamento dei conti pubblici rimane invariata

 

ROMA – Nella sala stampa di Palazzo Chigi ieri, al termine del Consiglio dei ministri, si respirava un’atmosfera vagamente kafkiana, nel senso paradossale e anche un po’ angosciante. Ex cathedra il trio Monti, Grilli, Catricalà illustrava le nuove stime sulla crescita e i conti pubblici per il periodo 2012-2015 rispetto ai dati comunicati nel Documento di economia e finanza dello scorso 18 aprile.

I conti erano desolanti, assai peggiori delle previsioni di cinque mesi fa. Quest’anno infatti è prevista una contrazione del Pil del 2.4 per cento e nel 2013 la crescita dovrebbe essere leggermente negativa. L’anno prossimo infatti, a causa dell’effetto di trascinamento del calo registrato nel corso del 2012, è previsto una contrazione dello 0,2 per cento. E già questo dato – dopo le dichiarazioni ottimistiche di Monti che fino a poche settimane fa vedeva nel 2013 la fine del tunnel – è stato oggetto di controversie all’interno stesso della compagine governativa. Pare che gli analisti del ministero del Tesoro avessero stimato per il prossimo anno un ulteriore avvitamento della recessione intorno al -0,6%. Poi però, per evitare il panico, si è scelto di indorare la pillola, riducendola allo 0,2% e dando tutte le colpe al “peggioramento dello scenario internazionale”.

Nel 2014-2015, invece, è prevista una crescita rispettivamente dell’1,1 per cento e dell’1,3 per cento grazie all’ aumento della domanda interna ed esterna in virtù degli effetti positivi delle riforme strutturali per rilanciare l’economia (?). Ammesso dunque e non concesso che le cose stiano così, per rivedere un po’ di luce dovremo aspettare ancora tre anni. Senza peraltro considerare che per ricominciare a vedere saldi attivi nell’occupazione, lo sanno tutti, occorrono tassi di crescita del Pil di almeno il 2%.

Nonostante l’avverso scenario internazionale e l’economia reale interna che dà ormai segni sempre più evidenti di collasso, gli inquilini di Palazzo Chigi annunciano con entusiasmo che “la situazione dei conti pubblici è migliorata nei primi otto mesi dell’anno”, grazie ad una riduzione della spesa e ad un aumento (modesto) delle entrate.

Ma la soddisfazione maggiore il governo la mostra leggendo nella palla di vetro la riduzione del debito pubblico dai 123,3 punti percentuali dell’anno in corso, a 122,3% nel 2013, 119,3% nel 2014 e 116,1% nel 2015. Questa performance, che sembra rappresentare l’unica preoccupazione dell’esecutivo, si otterrà con la ripresa dell’attività economica (!) e la vendita dei gioielli di famiglia, ovvero il programma di dismissione del patrimonio dello Stato, sia degli immobili che delle partecipazioni pubbliche

E qui entra in gioco Kafka: dove trovi Monti il suo ottimismo e le sue certezze (“il pareggio strutturale del bilancio nel 2013 è il nostro ancoraggio”) resta un mistero. Perché quello che ha sotto gli occhi è un Paese veramente sull’orlo dell’abisso: con quasi tre milioni di disoccupati che crescono ogni mese e un giovane su tre a spasso, centinaia di aziende in agonia, una pressione fiscale, come dice il presidente di Confindustria, alla quota patologica del 55%, il credito alle imprese e alle famiglie completamente in panne, l’edilizia ferma, i prezzi dell’energia più alti d’Europa, un malcostume e una criminalità dilaganti.

Che ci sia da ridere in queste condizioni, qualcuno forse lo dovrebbe spiegare. L’autunno che è appena cominciato potrebbe porre sul tavolo questi drammatici interrogativi, a meno che, fatto 30 si fa 31 e ci si rassegna ad attendere qualche mese per la fine di questa infausta legislatura, della serie “a da passà ‘a nuttata”.

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