Sfogliando la margherita delle dimissioni

Renata_Polverini_pensierosaLa Polverini scossa dal dubbio se lasciare o no la presidenza della Regione Lazio travolta dagli scandali. I consiglieri dell’opposizione promettono di dimettersi ma non sono determinanti per sciogliere il Consiglio

 

ROMA – Alle ore 13 del 24 settembre non si ha notizia di dimissioni alla Regione Lazio. Sono ore febbrili non solo per la Polverini, che si sente sempre più “assediata” nel suo bunker sulla Cristoforo Colombo, ma per l’intero Consiglio regionale. D’altronde, si sa, la massima secondo cui “le dimissioni non si annunciano, ma si danno” è sistematicamente ignorata nel nostro Paese.

In queste ore infatti è stato tutto un susseguirsi di annunci indignati e di dimissioni promesse. Le opposizioni del Pd, Idv e Sel stanno per lasciare la Pisana, ma poi soprassiedono perché la loro uscita non basterebbe a far decadere il Consiglio. Sono infatti 26 consiglieri, mentre ne servirebbero 36. Nemmeno se si unisse l’Udc (6 consiglieri, che per il momento non ci pensano nemmeno a dimettersi) lo scioglimento sarebbe automatico.

E’ chiaro che, al di là dei numeri, se l’opposizione si ritirasse davvero sull’Aventino, la crisi politica precipiterebbe e la gestione della legislatura si farebbe pressoché impossibile. Per questo la Polverini non sa più che a santo votarsi per uscire dall’impasse in cui l’intera classe politica della Regione si è cacciata. Va da Berlusconi, da Alfano, poi addirittura da Monti (ma una visitina nei sacri palazzi, no?), ma nessuno che l’aiuti a sciogliere il dubbio amletico.

In ballo – pensa la Polverini – non ci sono i tre anni residui di presidenza della giunta (che immancabilmente si tradurrebbero in un percorso da incubo sull’orlo quotidiano di crisi), ma tutte le ambizioni politiche nazionali della sua “Città Nuove” su cui ha scommesso l’intera posta. Prima dunque fa il beau geste di ritirarsi, finchè conserva un minimo di margine per scaricare sul Consiglio regionale le peggiori malefatte e spegnere il fuoco mediatico che la sta bruciando, e prima può tornare a coltivare il suo ambizioso progetto politico.

Ma le spinte a restare non sono meno forti. In prima fila ovviamente c’è il Pdl, principale imputato dello scandalo, che verrebbe spazzato via se si andasse a votare domani, come ha detto l’algido Monti. Da qui le pressioni di Berlusconi molto preoccupato per i riflessi nazionali che avrebbe l’eco di Roma, proprio mentre si è all’opera per ricreare qualcosa di diverso dall’attuale partito. Ma anche l’Udc del vice presidente regionale Ciocchetti rinnova ogni giorno la fiducia alla Polverini, superando anche le riserve espresse dal duo Casini-Cesa.

Sde-Renata Polverini, come la chiama Dagospia, ha la fibra e il temperamento per non fare la fine del vaso di coccio tra i vasi di ferro. Sta sfogliando la margherita, mi dimetto o non mi dimetto, ma il tempo sta per scadere. Intanto si sono fatte le ore 14 e di annunci shock non si ha nessuna notizia.

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