Il terrore del contagio corre sul filo

Polverini_bisDopo la “caduta degli dei”, l’immagine della classe politica precipita. Astensionisti e grillini in cima ai sondaggi

 

ROMA – “The day after”: archiviato lo scioglimento del Consiglio della Regione Lazio, i partiti sono già febbrilmente al lavoro per prepararsi ai prossimi appuntamenti. Il futuro non riserva loro niente di buono. I sondaggi dicono infatti che il Pdl, in prima fila negli scandali laziali, crolla sotto il 20% nell’indice di gradimento degli elettori; il Pd arretra di poco, l’Udc, pesantemente coinvolto anche lui, in sostanza tiene, mentre aumenta per reazione il M5S e soprattutto il numero delle astensioni.

Potrebbero esserci solo 135 giorni da qui alle prossime elezioni regionali e, per riprendersi dal cazzottone da ko inferto dalla Pisana, sono obiettivamente pochi. La legge infatti prescrive che debbano trascorrere 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio regionale per indire le nuove elezioni e 45 giorni per la campagna elettorale. Poi sappiamo che probabilmente non sarà così dal momento che si finirà per varare un election day in primavera, accorpando anche le elezioni comunali e le politiche nazionali.

Comunque, per non farsi trovare impreparati, i “nostri” partiti, dopo i rituali proclami di indignazione e condanna delle malefatte, hanno ripreso a correre come se nulla fosse accaduto. Sono due in realtà gli ostacoli da superare, tanto per il centrodestra quanto per il centrosinistra: riuscire a trovare candidati presentabili, non compromessi in alcun modo con la recente spazzatura, ed evitare il contagio del rigetto da parte dell’opinione pubblica nei confronti delle altre autonomie locali, delle altre Regioni e, su su, fino al Parlamento nazionale.

Sul primo punto, vista l’ampiezza dell’infezione, la ricerca non si presenta affatto facile. Sul fronte Pdl, Berlusconi alza la voce e dice che “vanno cacciati tutti, si cambia e stavolta come dico io. Volti e nomi nuovi ovunque”. Sì, sembra facile, ma se si dovessero ripetere le selezioni del ’94 non ci sarebbe molto da sperare sulla qualità del rinnovamento.

E allora si guarda fuori dal perimetro ristretto della politica militante. I nomi che escono fuori in prima battuta sono quelli di Andrea Riccardi (su cui premono anche Udc e lo stesso Pd), che ha già messo le mani avanti escludendo qualsiasi suo coinvolgimento, o l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ancora però troppo fresco di inciucio con la casta, o un’imprenditrice fuori dalla mischia, come Luisa Todini, oggi nel Cda della Rai. All’interno invece del perimetro politicienne l’unico nome spendibile sembra quello dell’on. Giorgia Meloni, ex ministro della gioventù.

Sull’altro fronte, un candidato sembra svettare su tutti gli altri: Enrico Gasbarra, attuale segretario provinciale del Pd, area cattolica, ex presidente della Provincia di Roma, anello di congiunzione ideale con l’Udc di Casini. Se non fosse per la sua indisponibilità, le stesse caratteristiche potrebbe averle il già citato Andrea Riccardi, attuale ministro per la cooperazione internazionale. Un gradino più sotto ci potrebbero essere anche David Sassoli, europarlamentare del Pd, e Jean-Leonard Touadì, ex assessore nella giunta Veltroni e oggi deputato Pd.

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