13:02 | Almaviva, dipendenti protestano alla Regione Lazio

Fischietti, coperchi di latta usati come tamburi, trombette e grida di protesta questa mattina davanti all’ingresso della Regione Lazio in piazza Oderico Da Pordenone. Niente a che vedere con il “Laziogate” però, perché a manifestare sono i dipendenti della società Almaviva che gestisce tre call center a Roma. Per 632 dei suoi 2.400 dipendenti l’azienda ha chiesto la cassa integrazione straordinaria, in vista della chiusura della sede di via Lamaro, a Cinecittà.

Negli uffici della presidenza della Regione è in corso un incontro tra rappresentanti sindacali, delegati dell’assessorato al lavoro ed esponenti dell’azienda. “Credo sarà l’ultimo incontro – spiega Stefano Guidi del direttivo Fistel Cisl – perché l’alternativa è secca: o la Regione concede la cassa integrazione o si va al ministero del Lavoro se non addirittura verso procedure di licenziamento collettivo”. Gli striscioni dicono “Basta finte casse integrazioni” e “632 in cassa e la coscienza a posto?!? Vergogna”.

Ma la vera paura dei lavoratori è che la richiesta della Cigs si estenda anche alle altre sedi di Casal Boccone e Casale Prenestino: “Almaviva vuole trasferire tutto al sud mandando a casa 2.400 persone, perche gli costerebbe meno”, afferma Eleonora, che da otto anni indossa quelle cuffie che anche oggi sfoggia in segno di protesta.

L’orientamento compatto è di non firmare alcune proposta dell’azienda, perché i lavoratori accetterebbero solo il ritiro della cassa integrazione.

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