Almaviva, si rompe la trattativa con i sindacati

Call-center-sliderCassa integrazione per i 632 lavoratori. Chiude la sede di via Lamaro. Parti sociali: “azienda irremovibile”

 

ROMA – La procedura per la cassa integrazione straordinaria in Almaviva per 632 lavoratori di via Lamaro “è stata avviata in quanto le commesse non ripagano neanche i costi diretti del lavoro nel sito”, contrariamente a quanto avviene su altri siti operativi. Lo precisa la società di call center, in riferimento alla rottura delle trattative tra Almaviva Contact e le rappresentanze sindacali, ribadendo quanto esposto al tavolo di trattativa presso la Regione Lazio e denunciando la risposta negativa dei sindacati alla proposta aziendale.

Il mancato accordo con i sindacati ha dunque come conseguenza la chiusura della sede di via Lamaro.
“Questa situazione, prosegue la nota della società, è sicuramente riferibile ad un mercato sottoposto a pressioni tariffarie molto forti, ma secondo l’azienda è strettamente legata alle perfomances del sito di via Lamaro che sono complessivamente negative a causa di bassa produttività, bassa qualità e assenteismo. Questi fenomeni non sono uniformemente distribuiti tra il personale operativo e producono un impatto che incide negativamente sul conto economico per un 34%.

Si fa notare peraltro che le perdite del sito di via Lamaro, interessato alla procedura, sono pari a 4,5 milioni di euro l’anno. Almaviva Contact ritiene strumentale e ingenua l’accusa di voler spostare commesse al Sud al fine di ottenere incentivi pubblici per aumentare i propri utili, poiché nella sua storia Almaviva Contact non ha mai distribuito dividendi e, al contrario, in diverse occasioni sono stati effettuati aumenti di capitale, l’ultimo dei quali ad agosto nella capogruppo Almaviva per oltre 47 milioni di euro.

“A questo si aggiunge la considerazione, ben nota alle organizzazioni sindacali, che vede la società come l’unica realtà italiana che a livello di statuto si è imposta il divieto di delocalizzare e ha conseguentemente interrotto ogni attività in lingua italiana fuori dal territorio nazionale. Almaviva Contact ha già dichiarato di rinunciare a qualunque contributo o agevolazione che dovesse derivare dal trasferimento delle commesse in questione presso altri siti produttivi”.

L’azienda ha ritenuto di utilizzare qualsiasi strumento volto a garantire la stabilità aziendale per oltre 14mila lavoratori in Italia. Al fine di “scongiurare la cessazione delle attività del sito di via Lamaro” nel corso delle trattative l’azienda ha presentato al tavolo delle trattative un pacchetto di proposte per garantire la continuità operativa ed eliminare le inefficienze documentate, ma nessuna è stata accettata.

“La risposta delle rappresentanze sindacali – conclude la nota – è stata negativa nonostante sia mancata una oggettiva contestazione dei dati forniti da Almaviva Contact e una proposta di percorso alternativo”.

La replica delle parti sociali non si è fatta attendere. La UILCOM UIL di Roma e Lazio in riferimento all’annosa vicenda di Almaviva Contact ha così commentato: “la rottura definitiva è scaturita dall’intransigenza dell’Azienda di aver presentato I’ennesimo documento dichiarandolo in nessun modo modificabile,nonostante le proposte avanzate dal sindacato e dalle RSU presenti all’incontro.

Vista I’impossibilità di proseguire tale, confronto, oramai a procedura scaduta, e l’inemovibilità dichiarata dall’Azienda, non abbiamo avuto le condizioni di poter continuare la trattativa nonostante le gravissime ricadute che derivano da un provvedimento di CIGS per cessazione di attività.

La UILCOM è e sarà sempre disponibile a riprendere un eventuale possibile confronto a qualsiasi livello purchè I’Azienda sia disposta a modificare un atteggiamento così irremovibile.Ci aspettiamo seguenti tenori da parte dell’Azienda, nonostante siano pervenute le lettere di messa in CIGS ai lavoratori, segnali che portino ad un vero Accordo che mantenga in vita il sito di Via Lamaro con il ritiro del provvedimento di CIGS in atto e affinché si possa salvaguardare l’occupazione tenuta.

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