Lo “scandalo” di Sallusti in galera

Sallusti-alessandroCondanna unanime (con qualche vistosa assenza) per la sentenza di convalida della Cassazione a 14 mesi di reclusione

 

ROMA – La riprovazione è unanime. Contro la sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna del direttore del Il Giornale a 14 mesi di reclusione per il reato di diffamazione a mezzo stampa è sceso in campo un vastissimo schieramento di intellettuali, di politici di tutti i colori, di giornalisti, di uomini di cultura.

Nell’indignazione pressoché generale, vengono sottolineati anche numerosi, assordanti silenzi soprattutto da parte dei soliti noti sottoscrittori di qualsiasi appello per la libertà di espressione, la democrazia e la pace nel mondo purchè promosso da una sola parte politica.

Comunque il coro di solidarietà che compare oggi sul giornale di Sallusti va dall’editore Paolo Berlusconi (“Non posso accettare le dimissioni, confermo la mia più totale fiducia al direttore”), all’editorialista Vittorio Feltri (“Ma i colpevoli da punire sono i giudici”), dal direttore del Corriere della sera Ferruccio de Bortoli (“Una sentenza pericolosa per la democrazia”), a Mario Cervi (“Ora sarà difficile fidarsi ancora del nostro diritto”), a Paolo Guzzanti (“Chiederò io la grazia al posto suo”) a Vittorio Sgarbi (“Così è ufficiale: avere un’opinione è diventato reato”). Anche sul sito internet l’intera redazione del Giornale si è schierata a fianco del direttore e chiede a governo e Parlamento di intervenire contro “una legge liberticida e fascista che manda in carcere chi ha scritto un articolo”.

E l’irritazione cresce, anziché attenuarsi, quando si legge che il Presidente della Repubblica e il ministro della Giustizia, Paola Severino, hanno concordato ieri le linee guida per la modifica di una “legge aberrante”. Ma è possibile che in Italia ci debba sempre “scappare il morto” per correggere le norme anacronistiche del passato o le più eclatanti ingiustizie? Bene ha fatto Sallusti a rifiutare scorciatoie o compromessi. Che l’assurdo dei ceppi e delle manette per un articolo di giornale si consumi fino in fondo se questo potesse servire a ripristinare una soglia di civiltà e di giustizia degna di una società democratica. Noi sinceramente ne dubitiamo e, quel che è peggio, pensiamo che ne dubiti anche Sallusti.

Tutto questo mentre alla Camera Renato Farina ha confessato di essere l’autore dell’articolo, a firma ‘Dreyfus’ , per il quale Sallusti è stato condannato. Per questa tardiva ammissione, l’”agente Betulla” ha chiesto la grazia per Sallusti o la revisione del processo a suo carico.

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