Stirpe alla guida degli industriali del Lazio

Stirpe_Maurizio_sliderAnalisi impietosa della situazione nel Paese. Linee guida per le infrastrutture e le relazioni industriali

 

ROMA – Momento peggiore per raccogliere il testimone da Aurelio Regina alla guida di Unindustria, l’unione degli industriali del Lazio (esclusa Latina), Maurizio Stirpe non poteva trovarlo. Tutto sembra congiurare in questo frangente contro il settore manifatturiero e dei servizi: crollo dei consumi, disoccupazione alle  stelle, credito alle imprese e alle famiglie praticamente prosciugato, pressione fiscale a livelli patologici.

Eppure il neo presidente, nella conferenza stampa di stamattina per l’insediamento, non s’è perso d’animo ed anzi ha accettato la sfida “di guardare unicamente alle situazioni concrete, alla lettura realistica dei fenomeni, ai progetti veri, per lavorare ad un nuovo ciclo dell’economia del nostro territorio”.

Unindustria

Eppure il quadro macroeconomico che lui stesso ha tracciato è impietoso. Se infatti a livello nazionale il Pil è destinato a scendere quest’anno del 2,6% e a non aumentare nel 2013, se la disoccupazione salirà ancora e il debito pubblico non scenderà, anche il Lazio non se la passa per niente bene. “Il forte legame dell’economia regionale alla domanda interna stagnante ritarda la ripresa. L’export che ha sostenuto finora la domanda aggregata vede affievolire la sua spinta propulsiva. Il tasso di disoccupazione è salito all’8,9%, mentre la cassa integrazione cresce più della media nazionale. Tra il 2009 e il 2011 hanno chiuso nel Lazio oltre 3000 imprese”.

Di fronte ad un quadro che se non è apocalittico poco ci manca, Stirpe rileva che si parla tanto di lavoro, di giovani, di agenda digitale, di sviluppo economico, “ma una vera strategia di crescita va completata con ben  altre misure”. Innanzitutto occorre un cambiamento radicale del ruolo delle banche sul mercato finanziario, poi non è sufficiente non aumentare l’Iva ma bisogna, seppur gradualmente, ridurre la pressione fiscale; bisogna attuare immediatamente la direttiva europea sui pagamenti rapidi (scongiurando il tentivo di applicarla solo ai debiti tra privati); la semplificazione dei vincoli burocratici deve cessare di essere un’utopia; infine la lotta agli sprechi della spesa pubblica  deve diventare una costante nell’azione di qualsiasi governo.

Sul piano delle infrastrutture, l’idea di Stirpe ruota intorno ai quadrilateri formati da due rette parallele (la direttrice autostradale Orte-Cassino, dove si concentra l’hard economy, e la direttrice tirrenica Montalto di Castro-Gaeta, dove in generale si sviluppa la soft economy) attraversate da alcuni assi trasversali: la Civitavecchia-Orte che passa per Viterbo; l’asse che collegherà Valmontone alla futura Roma-Latina; quella che congiunge Avezzano-Sora-Ferentino-Latina; la Sora-Cassino-Gaeta.

Le enormi difficoltà che sono di fronte agli imprenditori e lo stesso “patto per la produttività” che il governo sollecita, portano in primo piano il tema delle relazioni industriali. Sotto questo profilo, il nuovo presidente di Unindustria auspica che , in fase di crisi economica così acuta, il sindacato diventi una nuova forza progressista. “Vorremmo confrontarci nei prossimi anni – ha detto Stirpe – con un sindacato che consideri la sfida della crisi come un’opportunità per ripensare il proprio ruolo e non su posizioni difensive dettate dall’emergenza e slegate dalla visione del futuro”.

Un futuro legato prima di tutto ad una rifondazione etica di un autentico ceto dirigente che si impegni nel contrasto al lavoro irregolare, all’evasione fiscale, alla corruzione, all’usura, alla contraffazione, “che pregiudicano l’attività economica e incidono fortemente sulla coesione sociale”.

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