Approvata, e contestata, la riforma della Croce Rossa

crocerossine_sliderIl governo procede in tre tappe alla trasformazione della Cri in Associazione privata. Il nodo dei circa 3000 dipendenti

 

ROMA – Dopo aver acquisito i pareri favorevoli delle Commissioni parlamentari competenti, il Consiglio dei Ministri di stamattina ha approvato in via definitiva il provvedimento di riorganizzazione della Croce rossa.

Gli obiettivi del decreto legislativo, già contestato ampiamente all’origine, sono nobilissimi e mirano a valorizzare l’attività dei volontari della CRI, garantire all’ente maggiore autonomia e indipendenza, consolidare le risorse umane, risanarne la gestione e acquisire ulteriori risorse finanziarie attraverso l’attività dell’Associazione.

La verità è che il provvedimento, approvato in prima lettura dal governo esattamente tre mesi fa, ha come punto d’arrivo finale la privatizzazione della Croce Rossa. Infatti il decreto prevede un processo di graduale trasformazione in associazione privata di interesse pubblico, così come previsto in tutti i Paesi europei, distinto in tre fasi. Nel corso della prima fase, che si concluderà il 31 dicembre 2013 al termine del commissariamento, la CRI assume un ordinamento democratico provvisorio e si predispongono gli atti preparatori alla fase successiva.

La seconda fase, che avrà inizio a gennaio 2014, porta alla costituzione di una nuova associazione privata di interesse pubblico della CRI, da qualificarsi come associazione di promozione sociale. A questa si trasferiscono tutti i compiti svolti prevalentemente da volontari, mentre l’”Ente Croce Rossa” rimane limitato, cambiando denominazione, a funzioni di supporto tecnico-logistico dell’attività dell’Associazione. Durante questa fase il nuovo Ente gestisce il patrimonio per ripianare i debiti e provvede a ricollocare il personale in eccedenza (salvo quello assunto con contratto di diritto privato dall’Associazione).

La terza ed ultima fase, che inizierà a gennaio 2016, prevede la soppressione e messa in liquidazione dell’”Ente”, mentre all’Associazione sono trasferite tutte le funzioni attualmente esercitate dalla CRI in qualità di ente pubblico.

Appena avuta notizia dell’approvazione del provvedimento, i lavoratoti della Croce Rossa della Cisl Fp sono scesi in piazza, davanti a Montecitorio, protestando contro il decreto di riordino della Cri. Il nodo della vicenda è la tutela dei lavoratori, 4000 in tutto, 1000 militari e circa 3.000 civili, di cui la metà privati, legati alle convenzioni. Il segretario della Cisl Fp, Daniela Volpato, ha ricordato che giusto ieri il relatore del provvedimento in Commissione bilancio della Camera, Marco Marsilio (PdL) aveva invitato il governo ”a tenere conto dei pareri resi dalle Commissioni parlamentari per tutelare i lavoratori e salvaguardare il Corpo militare”, ricordando che ”nella bozza sottoposta alle Camere il ‘riordino’ della Cri prevedeva migliaia di licenziamenti e lo scioglimento del Corpo militare: una prospettiva assolutamente inaccettabile”.

“Noi abbiamo chiesto – aggiunge la Volpato – di essere ricevuti dalla presidenza del Consiglio, vogliamo che si apra un tavolo, come per gli altri dipendenti della pubblica amministrazione, per valutare mobilità, prepensionamenti o compensazioni in altre amministrazioni”. Le questioni da affrontare sono due: ”Avere certezze sui precari fino al 2015, durante la fase transitoria del riordino. E poi il nodo legato alla nuova società privata, a partire dal 2015, che non sarà obbligata a tenere tutti. Da Balduzzi purtroppo non abbiamo avuto garanzie e non sappiamo cosa conterrà questo decreto”.

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