Canoni Sisal, per il Tar “nessun illecito”

ricevitorieSisal non dovrà restituire 147 milioni di euro incassati dalle ricevitorie. La sentenza avrà effetti anche su altri operatori

 

ROMA – Sisal non dovrà restituire 147 milioni di euro incassati dalle ricevitorie, tra il luglio 2009 e fino alla fine del 2011, grazie ai canoni di concessione. E’ quanto stabilisce una sentenza del Tar Lazio, che ha annullato la richiesta dei  Monopoli di Stato accogliendo il ricorso presentato dalla società che gestisce il SuperEnalotto. Ad aprile il tribunale aveva già accolto con ordinanza cautelare il ricorso della società.

Lo stop ai canoni che i concessionari impongono a ciascun punto vendita – oltre 150 euro mensili, è scritto nella sentenza del Tar, appena pubblicata sul sito specializzato Lexgiochi.it – in cambio di servizi e tecnologia era stato introdotto dal Decreto Incentivi del 2010 e poi confermato dal Decreto Fiscale approvato ad aprile 2012. La norma vieta la prassi di richiedere somme a ricevitorie e agenzie in cambio di alcuni servizi forniti dai concessionari – ha specificato il Decreto Fiscale – se non “previsti in forma espressa nei relativi documenti di offerta”.

Una circostanza che, secondo il Tar Lazio, smarca la Sisal dalla restituzione dei canoni chiesta dai Monopoli di Stato, che non hanno “mai sollevato obiezioni circa il contenuto del contratto” e hanno inoltre “dato atto” che i contratti sottoscritti con i punti vendita (oltre 29mila) “erano già stati visionati e approvati in quanto ritenuti conformi allo schema di contratto precedentemente autorizzato” in sede di gara.

Aams era al corrente dei contratti stipulati da Sisal con i propri punti vendita perché “previsti, nonché regolati, nel loro contenuto essenziale, dagli atti del bando di gara per la gestione del SuperEnalotto e di altri giochi”, si legge nella sentenza.

Proprio i requisiti chiesti al concessionario per gestire il gioco prevedevano la realizzazione di “una rete distributiva su tutto il territorio nazionale, costituita da punti vendita ad esso vincolati con rapporto contrattuale”, come ha evidenziato proprio Aams quando ha chiesto un parere in materia al Consiglio di Stato.

Inoltre proprio il contratto tra concessionario e amministrazione prevede la possibilità di “utilizzare la rete distributiva fisica per servizi ulteriori e/o aggiuntivi”: se la Sisal utilizza gli importi derivanti da questi servizi per abbattere i costi della concessione, questo non è configurabile come “illecito concorrenziale”, ma si tratta – si legge ancora nella sentenza – “di lecite strategie commerciali”.

La sentenza avrà effetti anche su altri operatori, in particolare del settore scommesse: la partita dei canoni di concessione vale per il comparto giochi almeno 100 milioni di euro annui, che i concessionari usano per abbattere costi e investimenti sui punti vendita.

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