Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese

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Alle Scuderie del Quirinale una mostra dedicata al grande artista di Delft. Fino al 20 gennaio alcuni tra i più bei dipinti di genere olandesi che inquadrano il periodo

Le Scuderie del Quirinale inaugurano la loro stagione invernale con una prestigiosa esposizione dedicata a “Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese” a cura di Sandrina Bandiera, Arthur K. Wheelock, WWalter Liedtke, aperta fino al 20 gennaio.

Del grande artista di Delft si conoscono meno di quaranta dipinti, anche se si dice che ne avesse realizzati in tutto solo una cinquantina, e in questa mostra è possibile vederne otto, tra i quali quelli di straordinaria qualità, provenienti dagli Stati Uniti.
A questi otto capolavori fanno da cornice alcuni tra i più bei dipinti di genere olandesi che inquadrano il periodo, i temi, la cultura del milieu in cui l’artista ha operato.

Una pittura che parla dell’Olanda e di uno dei periodi magici dell’arte figurativa con la descrizione minuziosa delle strade, delle case, della vita giornaliera, delle occupazioni di una società austera e operosa descritta non idealmente ma nel suo reale tessuto civile. Le opere di artisti, molto conosciuti al tempo presso collezionisti e notabili del tempo, rivalutati e riscoperti in anni più recenti con l’aiuto di esposizioni ad essi dedicati (tra questi spiccano i nomi di Gabriel Metsu, Gerard ter Borch, Carol Fabritius, Franz van Mieris, Peter de Hoock), descrivono architetture e interni, strade, salotti e cucine, persone intente a normali lavori giornalieri illuminati da una luce che rivela la bellezza di un quieto lontano passato.

In quegli stessi anni in Italia si realizzavano, per opera di pontefici e potenti signori, grandi opere pubbliche. In questo contesto olandese emerge Vermeer, riscoperto nell’ottocento e pian piano considerato uno dei geni della pittura di tutti i tempi. Dagli otto piccoli capolavori presenti in mostra si può vedere come il modo di illuminare il piccolo mondo che lo circonda è unico, inconfondibile, personalissimo, con la luce utilizzata a creare uno spazio e un tempo assoluto che si distacca anche dagli insegnamenti da cui nasce.

“La Ragazza con cappello rosso”, dalle ridotte proporzioni, diventa il simbolo del ritratto di donna, “La stradina” riassume in sé il paesaggio, la dimensione, le occupazioni di un’intera società, “Donna in piedi al Virginale” o “Suonatrice di liuto” sono racconti che ci illuminano su quanto la musica fosse importante nella società del tempo, ma diventano l’essenza stessa della bellezza, dell’armonia: risultati dovuti ad un uso eccezionale, specialissimo dei colori, degli accordi luminosi tra i gialli, gli azzurri e della luce che ne diviene la vera protagonista.

(Maria Grazia Tolomeo)

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