E’ partita la corsa per le elezioni regionali

Augello_sliderAndrea Augello favorito per il centro destra. A sinistra tutto ruota intorno ad Andrea Riccardi, oltre a Gasbarra

 

ROMA – Il ministro dell’Interno li ha spiazzati tutti: “Nel Lazio si voti entro 90 giorni”. Il che significa che se entro i prossimi giorni si riuscissero ad emanare i decreti di scioglimento del Consiglio regionale e di convocazione dei comizi elettorali, si potrebbe riuscire a votare per il rinnovo della Regione già il 16-17 dicembre. Certo la vigilia prenatalizia e la stagione invernale  non sono certo l’ideale per una prova elettorale tanto  impegnativa, così come non lo sarebbe il tempo minimo a disposizione dei partiti per raccogliere i “cocci” della passata legislatura, approntare un programma non abborracciato e presentarsi con un volto nuovo e attraente all’elettorato.

Non è dunque improbabile che con qualche artificio, pur escludendo l’election day di primavera, si vada a votare all’inizio del nuovo anno. I problemi politici e organizzativi non cambierebbero di molto e comunque per i partiti la rincorsa per il voto regionale è partita immediatamente.

Prima tappa, la scelta dei candidati presidenti. L’impresa si presenta particolarmente ardua per il centro destra reduce dalla debacle della giunta Polverini e dal marciume scoperchiato alla Pisana. Era d’altronde inevitabile che dopo una disfatta di tale portata  franasse l’intera struttura del principale partito romano della coalizione. Nel Pdl infatti è esplosa la faida tra le innumerevoli correnti che lo compongono, anche al di là dello storico antagonismo tra ex An ed ex Forza Italia.

Di conseguenza, all’uomo (o alla donna) che dovrà guidare il partito nella competizione elettorale spetterà prima di ogni altra cosa mettere tutti d’accordo in casa propria, per poi uscire e convincere l’elettorato che gli ultimi due anni rappresentano una parentesi vergognosa da chiudere e da dimenticare, che ora si volta pagina e si dispone di tutte le competenze e le capacità per portare la Regione fuori dalla crisi.

L’identikit di un tale superman in grado di gestire un’impresa al limite dell’impossible per il momento sembra adattarsi solo ad Andrea Augello. Il senatore infatti vanta significative esperienze gestionali a livello locale, ha un profilo politico alto, gode di un sistema di relazioni che vanno oltre il perimetro del partito. Ammesso dunque e non concesso che Augello voglia rischiare grosso e rinunci alle ambizioni nazionali nel nuovo partito che verrà dopo il Pdl, c’è qualcuno che già avanza le sue condizioni minime per considerare la candidatura: delega in bianco per l’eventuale giunta, discontinuità completa con il passato, unanimità nella designazione.

Dietro Augello, la lista dei possibili candidati non è lunghissima. Al di là infatti delle ambizioni personali, le uniche figure in condizione di partecipare alla gara elettorale sembrano essere quelle di Giorgia Meloni, l’ex ministro della gioventù con un solido radicamento nella realtà romana, e di Maurizio Gasparri, che difficilmente rinuncerebbe a giocare un ruolo di primo piano nella ristrutturazione del Pdl. Come si vede, la rosa, per ora del tutto immaginaria, vedrebbe solo candidati ex An. L’unico dell’altra componente potrebbe essere Francesco Giro, ex sottosegretario ai Beni culturali, fedelissimo di Berlusconi.

Sulla sponda opposta del centro sinistra, i giochi sono altrettanto complicati, anche se per ragioni diverse. Qui infatti, secondo alcuni osservatori, la partita ruoterebbe intorno alla candidatura dell’attuale ministro della Cooperazione internazionale Andrea Riccardi. Volto nuovo, di altissimo spessore culturale, dal profilo etico immacolato, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio pare che della Regione non voglia nemmeno sentir parlare. Tutt’al più potrebbe prendere in considerazione la candidatura a Sindaco di Roma, a cui però sta già lavorando da tempo Nicola Zingaretti.

Un bel rebus, ulteriormente complicato dall’impegno per le primarie che con i tempi a disposizione sembrano diventate impossibili. D’altronde il Pd romano un nome in pectore per la Regione già ce l’aveva ed era quello del segretario regionale Enrico Gasbarra, l’unico forse su cui potrebbero convergere le due anime del partito, quella cattolica e quella dalemian-veltroniana. Se comunque i giochi si dovessero riaprire, la lista dei papabili si allungherebbe di parecchio, fino a comprendere Giovanna Melandri, Silvia Costa, David Sassoli ed altri outsider.

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