Banche, separare il credito dal casinò

Erkki_Liikanen_sliderIl Rapporto Liikanen sancisce la separazione tra attività bancaria tradizionale e investimenti ad alto rischio

 

ROMA – E’ stato appena consegnato alla Commissione UE il Rapporto Liikanen sulla riforma del sistema bancario europeo. Redatto da un gruppo di lavoro composto da un diecina di esperti, tra cui l’italiano Marco Mazzucchelli, prende il nome dal presidente della banca centrale finlandese che l’ha presieduto.

Il Rapporto, trasmesso al Commissario per il mercato interno Michael Barnier, sancisce l’obbligo per le banche di separare nettamente le attività di trading speculativo, sia con mezzi propri che per conto terzi (derivati, prestiti a hedge fund non garantiti, veicoli per investimenti strutturati, private equità ed equivalenti operazioni spericolate), dalle attività bancarie caratteristiche, cioè la raccolta del risparmio privato e la concessione di prestiti alle imprese e alle famiglie. La separazione, anche a livello di patrimonio, verrebbe imposta, secondo il Rapporto, in ogni caso quando il 15-25% dell’attivo è impegnato nell’attività di trading e oltre la soglia di 100 miliardi.

Come corollario a questo che è il pezzo forte della proposta, gli esperti suggeriscono anche restrizioni per la governante degli istituti, ovvero viene limitata la discrezionalità sulla politica dei dividendi e dei bonus per le banche che svolgono attività di trading. Infine, il rapporto disciplina le situazioni di crisi, i requisiti di capitale ed un possibile iter di salvataggio.

Che il ruolo delle grandi banche sistemiche nella grande crisi del 2008 sia stato determinante è ormai assodato. Da allora nulla è stato fatto per evitare il double dip, la ricaduta dopo un’effimera ripresa. C’è dunque poco da sperare sulla trasformazione legislativa del Rapporto Liikanen, sia per i tempi biblici delle decisioni comunitarie, sia per le resistenze delle lobby finanziarie che oggi dettano le agende di tutti i governi del mondo. Quelle stesse resistenze che stanno di fatto svuotando di efficacia gli unici provvedimenti regolatori assunti da Gran Bretagna e Stati Uniti. Soprattutto Obama pensava di aver vinto la battaglia per la riforma del sistema con il suo Dodd Frank Act, mirato alla tutela dei consumatori e alla riduzione del rischio delle operazioni finanziarie, senonchè ha dovuto prendere atto dello strapotere di interdizione dei grandi gruppi multinazionali.

D’altronde quand’anche le misure suggerite da Liikanen venissero adottate dal legislatore europeo (cosa assolutamente utopistica), la storia bancaria del novecento dimostra che simili provvedimenti vengono presi  puntualmente dopo una crisi finanziaria e altrettanto puntualmente smantellati quando tornano le vacche grasse. Questo era successo negli Stati Uniti dopo la grande depressione del ’29 quando il Glass Steagall Act separò nettamente la banca di investimento da quella tradizionale, per essere successivamente abrogato nel 1999 da Bill Clinton in nome della deregolamentazione liberista. Lo stesso era avvenuto in Italia con la legge bancaria del ’36 che poneva gli stessi limiti, cancellati nel ’93 per un ritorno alla banca universale che porta con sè il germe dei rischi sistemici.

Il Rapporto Liikanen trova invece piena condivisione in quel vasto gruppo di economisti internazionali che si batte da tempo per una profonda riforma del sistema finanziario. Tra questi, l’ex ministro Tremonti sostiene che “cinque anni fa le banche fallite dovevano, potevano essere nazionalizzate o comunque radicalmente riorganizzate, prevedendo come condizione del loro salvataggio la drastica riduzione della loro dimensione e la separazione tra la tipica attività industriale – raccogliere risparmio e capitali per finanziare imprese, famiglie, investimenti reali – e l’attività finanziaria speculativa propria della logica del casinò”.

Per imporre le sue idee Franklin Delano Roosvelt soleva dire: “Speck softly and carry a big stick”, ovvero “parla con pacatezza ma brandendo un grosso bastone.” Il grosso bastone potrebbe essere il Rapporto Liikanen, ma proprio per questo nessuno lo userà.

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