Di sanità a Regina Coeli si può anche morire

Regina_Coeli_sliderLa crisi del centro terapeutico del carcere. Già spesi milioni di euro per la manutenzione ordinaria e straordinaria

 

ROMA – A fronte di una capienza massima di 900 detenuti, oggi il carcere romano di Regina Coeli ne “ospita” mediamente il doppio. La situazione, comune a tutti i penitenziari italiani, è arcinota e suscita periodicamente le denunce sdegnate delle massime autorità dello Stato, nonchè delle organizzazioni internazionali.

Condizioni di vita al limite dell’umanità, servizi fatiscenti, ritmi di lavoro delle guardie carcerarie insopportabili, condizioni igieniche ed alimentari indecenti. Fra tutte queste criticità, il centro diagnostico e terapeutico del carcere di via della Lungara versa in tale stato di fatiscenza e carenza igienico-sanitaria da rischiare a breve sviluppi potenzialmente drammatici.

Il pericolo è denunciato pubblicamente, ma sembra che, oltre alle buone intenzioni, nulla di concreto si muova. Da ultimo è il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, a scrivere una lettera alla (ex) Presidente della Regione Renata Polverini e ai vertici del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e della Asl Rm A in cui si fa presente che il Centro Diagnostico e Terapeutico di Regina Coeli è una struttura che dovrebbe erogare assistenza sanitaria di qualità superiore rispetto alle altre carceri. E’ per questo che al Centro vengono assegnati, con sempre più frequenza, detenuti con patologie complesse provenienti da tutta Italia.«A fronte di tali obiettivi – ha scritto Marroni – la struttura non è in grado di assicurare gli standard sanitari minimi previsti dalla legge, nonostante i lavori di manutenzione eseguiti. Le maggiori criticità si riferiscono, infatti, allo stato degli ambienti comuni e delle singole celle, che anche a causa delle condizioni strutturali non assicurano livelli igienico-sanitari sufficienti ad ospitare persone con patologie gravi».

Il centro – continua Marroni – come minimo dovrebbe garantire un adeguato livello di igiene contro possibili germi patogeni, con misure di pulizia e disinfezione compiute da personale qualificato. «A Regina Coeli invece – afferma il Garante – queste operazioni sono affidate ai detenuti/pazienti e ai ‘piantoni’ per gli spazi comuni, per di più con l’insufficienza di prodotti detergenti e disinfettanti per l’igiene personale e collettiva». Così come è di tutta evidenza la carenza di personale ausiliario/sanitario e la scadente qualità del cibo distribuito che, oltre ad essere insufficiente per quantità e qualità, non riesce neanche a tener conto delle diverse necessità alimentari dei pazienti detenuti dettate dalle prescrizioni mediche.

Di tenore pressoché analogo è l’interrogazione parlamentare dell’onorevole Rita Bernardini del Pd che ricorda come, subito dopo la recente nomina del nuovo direttore del centro clinico di Regina Coeli, Alfonso Sabella, si sia riunita la commissione mista Ministero della giustizia-Regione per definire entro il 20 settembre entità e scadenze degli interventi tecnici ed edilizi necessari ad «ottimizzare l’assistenza sanitaria e rendere maggiormente fruibile il centro clinico».

Il 20 settembre naturalmente è passato senza nessuna nuova direttiva e la Bernardini si chiede per quali ragioni il ministero della Giustizia preveda ulteriori stanziamenti “per un centro clinico che negli anni, a fronte di esorbitanti esborsi di denaro pubblico, ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza ad affrontare il problema della salute dei detenuti ivi ricoverati”. Come ha ricordato il sottosegretario Mazzamuto, dal 2002 al 2012 sono stati finanziati ed eseguiti numerosi e significativi interventi attinenti alla manutenzione ordinaria e straordinaria del fabbricato di Regina Coeli, per un ammontare complessivo di diverse diecine di milioni di euro.

Nonostante questo forte impegno finanziario la situazione del centro sanitario del carcere non è certo migliorata. Anzi, come ricorda la deputata democratica, “il centro diagnostico e terapeutico dell’istituto è oggi nei fatti una ‘grande infermeria’; fino a non molto tempo fa, disponeva di due sale operatorie ben funzionanti per interventi chirurgici di non elevata complessità, ma questo servizio – molto utile ad evitare traduzioni e piantonamenti – non esiste più dopo il passaggio della sanità penitenziaria alla Asl; la sala radiologica è funzionante ma solo in orari di ambulatorio, quindi non di notte e durante i festivi; per i detenuti del carcere di Regina Coeli che hanno bisogno di essere ricoverati, si utilizzano l’ospedale di Belcolle a Viterbo e il Sandro Pertini a Roma, ma i posti sono insufficienti”.

Stando così le cose, gli interroganti chiedono al ministro Severino di sapere “quali e di quale entità siano gli investimenti previsti e se questi comprendano la piena riattivazione delle sale operatorie e del funzionamento full time della sala di radiologia”. Diversamente, considerate le condizioni di detenzione all’interno del carcere rimaste inumane e degradanti, con il portato incredibile di morti e suicidi, sarebbe opportuno “prendere in considerazione la proposta da più parti avanzata della chiusura del carcere di Regina Coeli”.

Potrebbero interessarti anche